Il 16 febbraio 1943, in un piccolo villaggio della Tessaglia, i militari italiani coadiuvati da reparti di camicie nere, uccidono circa 150 ragazzi e uomini. Si consuma una delle più efferate stragi su civili perpetrate dagli italiani. durante l’occupazione della Grecia. Della vicenda, e soprattutto, della mancata giustizia, ne abbiamo parlato con Vincenzo Sinapi autore di Domenikon 1943. Quando ad ammazzare sono gli italiani, edito da Mursia nel 2021

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Vincenzo Sinapi, giornalista dell’Ansa ci racconta con dovizia di particolari, l’iter giudiziario intorno alla vicenda di Domenikon, portando alla luce le porblematicità intorno al mancato processo negli anni immediatamente successivi alla fine della guerra, intorno anche al reperimento delle carte per imbastire il processo, ai mancati risarcimenti, alla riapertura dell’inchiesta negli anni Duemila, quando i carnefici erano quasi tutti deceduti.

Aleggia in queste pagine l’onta di una mancata Norimberga italiana, di una memoria costruita sul falso mito del soldato italiano che ancora fa eco nell’opinione pubblica,

A proposito di questo vi consigliamo di sfogliare il libro Paolo Pezzino e Luca Baldissara, Crimini e memorie di guerra, Violenze contro le popolazioni e politiche del ricordo, L’ancora del mediterraneo 2004

Filippo Focardi, Criminali di guerra in libertà. Un accordo segreto tra Italia e Germania federale, 1949-1955, Carocci 2008

Filippo Focardi e Lutz Klinnkhammer hanno firmato la prefazione al libro di Vincenzo Sinapi e si occupano da anni della memoria delle stragi in Italia e in Germania.

(La copertina di questa settimana è il francobollo commemorativo dell’occupazione italiana di Corfù, 1941)

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Ci ha accompagnato in questa puntata la voce di Ani Di Franco

Lo storico Francesco Filippi ci guida nei meandri della costruzione dell’identità nazionale con il suo nuovo libro, Prima gli italiani (si, ma quali?) edito da Laterza nella collana “Fact checking”

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La storia della costruzione dell’identità italiana ha una ricca bibliografia ma è anche piena di stereotipi perpetrati nel tempo e rinverditi col passare degli anni.

Il libro di Francesco Filippi mette in fila, in un racconto che attraversa oltre un secolo, invenzoni, battute d’arresto e stratagemmi del fare gli italiani (e le italiane) con un punto fermo: chi ha in mano il potere di costruire la narrazione fa sempre parte della categoria maschio, bianco, adulto, borghese. pubblicamente eterosessuale. Per raccontare questa narrazione Filippi si appoggia ad una corposa bibliografia.

Vale la pena sfogliare un altro libro pubblicato da Laterza nel 2011, Alberto Maria Banti, Sublime madre nostra.La nazione italiana dal Risorgimento al fascismo

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Ci ha accompagnato per questa puntata “Storia di un impiegato” di Fabrizio De Andrè (1975)

(la copertina di questa settimana è presa da “Giuseppe Garibaldi”, acrilico su tela, 80×80, 2011)

Il 16 maggio è una data che vogliamo ben scolpita nel nostro calendario civile: in qesto giorno del 1943 il generale nazista Jurgen Stroop dichiarava che il quartiere ebraico di Varsavia non esisteva più, segnando così l’atto finale della rivolta del Ghetto di Varsavia, uno dei primi atti di grande resistenza dal basso al nazismo in Europa. 

Protagonisti ne furono donne e uomini ebrei, figure che la storia ci ha raccontato solamente nel ruolo di vittime. Una storia che affronteremo parlando di tre libri: La resistenza ebraica in Europa. Storie e percorsi 1939-1945, Donzelli, 2021, di Daniele Susini, nostro ospite in trasmissione, «NOI CONOSCIAMO I SISTEMI DI HITLER». Il ghetto di Varsavia e l’insurrezione del 1943: voci e volti di una rivolta antifascista, edito da Red Star Press di Giorgio Pratolongo e La Shoah in me. Memorie di un combattente del ghetto di Varsavia di Simcha Rotem, edito da Sandro Teti editore

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Una delle nostre “battaglie culturali” è proprio quella di voler raccontare gli episodi in cui quelle che vengono considerate vittime svolsero invece un ruolo da protagonisti, da attori consapevoli di una lotta: questo è particolarmente valido per la popolazione ebraica europea e la storia del Ghetto di Varsavia, che abbiamo raccontato attraverso la vita di Simcha Rotem, dirigente della ZOB (l’Organizzazione ebraica di combattimento) ne è un ottimo esempio. Il libro di Daniele Susini è uno dei migliori strumenti per riuscire a contestualizzare le tante forme della Resistenza ebraica in Europa. 

Un buon punto di partenza è comunque il celebre manifesto della resistenza ebraica di Vilnius che ci mostra quanto fosse sentita l’esigenza di rispondere alla persecuzione con l’azione: 

«Ebrei, difendetevi con le armi!Non credete alle false promesse degli assassini, non credete alle parole dei traditori. Chi oltrepassa la porta del ghetto va a Ponar!E Ponar significa morte!Ebrei! Non abbiamo nulla da perdere. La morte ci raggiungerà ovunque».

Oltre ai testi di cui vi abbiamo parlato in puntata, Daniele Susini ci ha lasciato un ulteriore approfondimento Il libro nero – Il genocidio nazista nei territori sovietici 1941-1945 a cura di di Vasilij Grossman e Il’ja Grigor’evič Ėrenburg, edito in Italia nel 1999 da Mondadori.

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Abbiamo ascoltato stralci dell’ album della band statunitense This will destroy you, “Young mountain” del 2005.