Inauguriamo con questa puntata il mese partigiano di Vanloon che apre le celebrazioni per il 75 anniversario della Liberazione. Oggi vi portiamo tra le strade e le piazze di Bologna, accompagnandovi in un mini tour in alcuni dei luoghi della Resistenza bolognese, sperando di poter tornare a respirare la memoria partigiana cittadina a breve

Approfondimenti

Tra i tanti luoghi della Resistenza bolognese abbiamo scelto i più “vistosi” dal punto di vista memoriale.

Il sacrario dei partigiani in piazza Nettuno, le statue del partigiano e della partigiana in Piazza 7 novembre 1944 e il monumento alle 128 cadute partigiane della provincia di Bologna a Villa Spada inaugurato dall partigiana Emma Casari nel 1975.

Abbiamo fatto un excursus sulla Bolognina e una breve visita a due luoghi non convenzionali per una resistenza armata: il convento di Santa Cristina in via Fondazza e quello di San Domenico nell’omonima piazza

Informazioni su questi luoghi si possono reperire sul sito https://resistenzamappe.it e scaricando l’app si possono creare e scegliere percorsi cittadini.

Sul sito www.storiaememoriadibologna.it si possono reperire molte informazioni sia sulle biografie dei partigiani bolognesi che sui luoghi.

Per il quartiere Bolognina un percorso della memoria possiamo reperirlo qui

Appena possibile vale la pena fare una visita al Museo della Resistenza di Bologna in via Sant’Isaia 20

Una raccolta di argomenti dei nostri podcast sulla Resistenza lo trovate qui

Jukebox

Abbiamo ascoltato un album di Lucio Dalla uscito nel 1975 “Anidride solforosa” i cui testi sono stati composti dal poeta Roberto Roversi.

(La copertina di questa settimana è presa dal sito www.storiaememoriadibologna.it

Bologna 25 aprile 45, partigiane sfilano in piazza Maggiore prima di riconsegnare le armi)

La puntata di questa settimana è dedicata al gigante della musica contemporanea Tricky e ai 25 anni del suo primo disco come solista, il capolavoro Maxinquaye.

Prendiamo spunto da atmosfere e personaggi che popolano la sua musica e la sua vita per sbirciare la cultura e la società britannica dei primi anni ‘90. In questo viaggio non potevamo non farci accompagnare dall’amato e compianto Mark Fisher

Approfondimenti

Mark Fisher, Spettri della mia vita. Scritti su depressione, hauntologia e futuri perduti, Minimum fax, 2019

Due articoli reperibili on-line sono

Ian Penman, Black Secret Tricknology, in “The Wire” marzo 1995

David Bowie, “You Don’t Wanna Be Painting Your Face Like That…”, Q Magazine”, ottobre 1995

Jukebox

Abbiamo ascoltato dall’album “Maxinquaye”(B’way Records) i brani Aftermath, Overcome, You Don’t, The Hell is Around the Corner

(La copertina di questa settimana è la copertina dell’album di cui parliamo)

Nel 2000 usciva in Francia il primo volume di un fumetto che avrebbe contribuito a modificare in maniera il panorama del genere, Persepolis di Marjane Satrapi. Storia individuale della fumettista alle prese con la crescita nell’Iran dello Scià e poi della Repubblica islamica, storia collettiva di un paese massacrato dalle grandi trasformazioni del Novecento. Persepolis è stato un libro determinante per la nascita di quel genere che oggi viene etichettato come graphic novel. 

In questa puntata di Vanloon abbiamo deciso di raccontare questo libro per noi fondamentale, viaggiando nel mondo del fumetto ma prestando attenzione alla vita di Marjane Satrapi, per costruire una Petit x – la rubrica che dedichiamo alle biografie e ai percorsi di vita- per questo 8-9 marzo di lotta.

Approfondimenti

Persepolis è stato pubblicato in Italia per la prima volta dalla storica casa editrice Lizard ma un contributo fondamentale alla conoscenza di Marjane Satrapi nel nostro paese è stato dato dall’Associazione Mirada di Ravenna che organizzò nel 2003 la mostra itinerante Il velo di Maya. Marjane Satrapi o dell’ironia dell’Iran da cui uscì anche un catalogo che ora potete consultare anche online

Per arricchire la lettura vi suggeriamo due approfondimenti su questo fumetto, con un articolo tratto dal portale Fumettologica e un altro da Ubcfumetti. Infine vi suggeriamo anche la voce dedicata a Marjane Satrapi sul portale Enciclopedia delle donne

Jukebox

Per accompagnare una puntata che parla di lotta e di donne, abbiamo scelto una bella voce della scena hip hop femminista, Shadia Mansour, rapper palestinese-britannica. Abbiamo scelto quest’artista perché il suo percorso ci ha ricordato quello di Satrapi: cresciuta in Occidente, Shadia ha deciso di usare come propria lingua l’arabo sia per supportare la causa del popolo palestinese sia per rompere delle barriere culturali presenti in Europa. Non avendo lei ancora prodotto un album , vi segnaliamo soltanto i titoli delle canzoni che abbiamo ascoltato in puntata. Kofeyye Arabeyye, Beirut, Somos sur feat. Ana Tijoux

(La copertina di questa settimana è presa da un fotogramma del film Persepolis (2007)

Appuntamento ricorrente di Vanloon è la lista dei libri per le vacanze: quando abbiamo iniziato abbiamo lanciato lo slogan “leggere e discutere di storia anche durante le feste”. Abbiamo selezionato una serie di letture tra quelle che maggiormente ci sono piaciute in questo 2019 fra quelle di storia, a carattere o ambientazione storica, senza considerare i tanti testi di cui ci siamo occupati durante questa prima parte della stagione.

Approfondimenti

In studio Debs e Frey, ma da casa ci hanno proposto le loro letture anche Olly e Priscilla. Qui la lista dei consigli di lettura della redazione: Olly suggerisce due approfondimenti sul fascismo: Dimitri Deliolanes, Colonnelli: il regime militare greco e la strategia del terrore in Italia, Fandangolibri e Nicola Tonietto, La genesi del neofascismo in Italia, Le Monnier (Quaderni di storia). Priscilla vira invece sul classico, proponendo la nuova edizione de Il Formaggio e i vermi di Carlo Ginzburg, appena uscita con Adelphi.

In occasione del cinquantesimo anniversario della Strage di Piazza Fontana, cui abbiamo dedicato l’intera puntata del 14 dicembre, è importante continuare a raccontare la storia dell’anarchico Giuseppe Pinelli, “suicidato” dalla polizia nei locali della questura di Milano. Al ritratto di questo militante ucciso dalla repressione di Stato ha dedicato il suo ultimo libro Paolo Pasi, Pinelli. Una storia, edito da Elèuthera. Per approfondire vi consigliamo di andare a recuperare anche il numero di novembre di «A. Rivista anarchica» che ha uno speciale intitolato Giuseppe Pinelli, Un uomo, un anarchico.

Oltre all’approfondimento su Pinelli, Frey ricorda il centenario della nascita dello scrittore italiano Primo Levi: la rivista web Doppiozero ha costruito in tutto l’anno un bellissimo speciale, il Dizionario Levi: in puntata vi abbiamo presentato quella dedicata al rapporto con l’antifascismo e la Resistenza di Elisabetta Ruffini. Debs, infine, segnala un romanzo, L’evento di Annie Ernaux pubblicato da L’orma editore e in trasmissione ne ha fatto una bellissima recensione parlando anche della narrazione pubblica dell’aborto, al centro di quest’ultima fatica di Ernaux.

Jukebox

Anche l’ascolto di oggi è marcato 2019, pur trattandosi del riepilogo di una carriera più che trentennale. Da “Best Of Billy Bragg At The BBC 1983 – 2019” ci siamo ascoltati, New England, The power is an union e Waiting for the great leap forward.

(La copertina di questa settimana è presa da qui)

Torna la rubrica di Vanloon Musica&Storia, lo spazio in cui indaghiamo il racconto della storia attraverso le canzoni. In questa puntata andiamo a rintracciare questa forma di narrazione attraverso la produzione musicale legata al gruppo dei Franti, una delle realtà più originali della scena punk torinese degli anni Ottanta e probabilmente della musica indipendente italiana.

Il gruppo che vedeva Marinella “Lalli” Ollino alla voce, Stefano Giaccone seconda voce e sax, Massimo D’Ambrosio al basso, Vanni Picciuolo alla chitarra e Marco Ciari alla batteria ha coniugato una particolare ricerca fatta di contaminazioni fra punk, folk, sperimentalismo jazz, unita ad una forte ricerca narrativa e testuale. Il tutto incanalato con una forte consapevolezza del valore politico di quello che stavano facendo: in particolare per la pratica dell’autoproduzione e della scelta del come e dove suonare, rompendo il meccanismo musicista-spettatore senza rinunciare alla qualità del prodotto.

L’esperienza dei Franti si chiude con un ultimo grande disco, Il giardino delle quindici pietre; i suoi componenti hanno proseguito la loro ricerca in altre forme con progetti come Environs, Orsi Lucille, La Banda di Tirofisso, ma anche in percorsi solisti. In questa puntata vi abbiamo proposto alcune fra le tante canzoni che hanno per noi il sapore della storia.

Approfondimenti

Fra i gruppi degli anni Ottanta del punk italiano i Franti sono quelli che hanno conosciuto forse più interesse, probabilmente per il loro profilo originale. Qui di seguito vi proponiamo alcuni spunti per approfondire.

Cani bastardi (a cura di), Perché era lì. Franti-Antistorie da una band non classificata, Edizioni Nautilus, Torino, 2015

Marinella “Lalli” Ollino, Camminavamo e basta, in Livia Satriano, Gli altri Ottanta. Racconti dalla galassia post-punk italiana, Agenzia X, 2014

I materiali dei Franti, di Lalli, di Stefano Giaccone e degli altri progetti nati successivamente sono stati ristampati con un lavoro di grande attenzione e cura dall’etichetta stella*nera. Spulciando poi nell’archivio di «A/Rivista anarchica» potete trovare interviste e articoli dedicati a questa band e alle sue derivazioni di Marco Pandin.

Jukebox

Queste le canzoni che abbiamo ascoltato: Franti, Le loro voci da “Luna nera” (1982); Orsi Lucille, Quel giorno da “II (Due)” (1992); Ishi, Canzone urgente da “Sotto la pioggia” (1994), in una versione successiva interpretata da Stefano Giaccone; Lalli, Mostar da “Tempo di vento” (1998).

(La copertina di questa settimana è presa da Vice.com)

Prosegue il nostro viaggio all’interno di questo pesante anniversario del 1989: il crollo del muro di Berlino naturalmente, la fine del socialismo di Stato e il lungo riverbero che ha avuto nell’Europa dell’Est. In questa puntata la tappa del nostro viaggio all’interno della memoria dell’Europa è la Polonia: Solidarnosc e Lech Walesa e una lunga lotta contro la dittatura ma soprattutto una memoria complessa. Per raccontare la politica della memoria della Polonia, la cui influenza si è sentita anche nella Risoluzione del parlamento europeo del 19 settembre sullo scoppio della Seconda guerra mondiale, abbiamo ricostruito le tappe degli anni Ottanta polacchi ma siamo anche andati a visitare alcuni musei, perché per capire il racconto della storia fatto oggi in Polonia occorre guardare anche indietro, agli anni della Seconda guerra mondiale.

Approfondimenti

Andando alla ricerca della memoria degli anni Ottanta e della fine del socialismo di Stato in Polonia abbiamo segnato queste tappe:

  • Danzica: Europejskie Centrum Solidarności (Centro europeo di Solidarnosc) e mostra Poland: first to fight al Muzeum II Wojny Światowej (Museo della Seconda guerra mondiale)
  • Varsavia: Muzeum Powstania Warszawskiego (Museo Dell’Insurrezione di Varsavia)
  • Cracovia: Fabbrica di Schindler

Vi abbiamo poi parlato di un interessante articolo di David Bidussa che mette le mani nell’uso pubblico della storia che viene fatto oggi in Polonia. Per chiudere, due suggerimenti di lettura per accompagnare la nostra puntata: Marzena Sowa e Sylvain Savoia, Marzi. La Polonia vista con gli occhi di una bambina. Vol. I 1984-1987, Vol. II 1989…, Bologna, Coconino press, 2009-2010; Marcin Podolec, Fugazi music club, Milano, Bao publishing, 2015.

Jukebox

Fugazi music club ci ha dato la possibilità di ascoltare alcuni gruppi polacchi che vi abbiamo proposto come colonna sonora: musica per noi poco conosciuta, proveniente dagli anni Ottanta-Novanta di Varsavia, tutta da scoprire: Izrael, Hard to say da “1991” (1991); Armia, Niezwyciężony da “Legenda” (1991), Kult, Polska da “Tan” (1989) e KSU, 1944 (w okopie) da “Pod prąd” (1988).

(La copertina di questa settimana è presa dalla mostra Poland, first to fight)