Torna la rubrica di Vanloon Musica&Storia, lo spazio in cui indaghiamo il racconto della storia attraverso le canzoni. In questa puntata andiamo a rintracciare questa forma di narrazione attraverso la produzione musicale legata al gruppo dei Franti, una delle realtà più originali della scena punk torinese degli anni Ottanta e probabilmente della musica indipendente italiana.

Il gruppo che vedeva Marinella “Lalli” Ollino alla voce, Stefano Giaccone seconda voce e sax, Massimo D’Ambrosio al basso, Vanni Picciuolo alla chitarra e Marco Ciari alla batteria ha coniugato una particolare ricerca fatta di contaminazioni fra punk, folk, sperimentalismo jazz, unita ad una forte ricerca narrativa e testuale. Il tutto incanalato con una forte consapevolezza del valore politico di quello che stavano facendo: in particolare per la pratica dell’autoproduzione e della scelta del come e dove suonare, rompendo il meccanismo musicista-spettatore senza rinunciare alla qualità del prodotto.

L’esperienza dei Franti si chiude con un ultimo grande disco, Il giardino delle quindici pietre; i suoi componenti hanno proseguito la loro ricerca in altre forme con progetti come Environs, Orsi Lucille, La Banda di Tirofisso, ma anche in percorsi solisti. In questa puntata vi abbiamo proposto alcune fra le tante canzoni che hanno per noi il sapore della storia.

Approfondimenti

Fra i gruppi degli anni Ottanta del punk italiano i Franti sono quelli che hanno conosciuto forse più interesse, probabilmente per il loro profilo originale. Qui di seguito vi proponiamo alcuni spunti per approfondire.

Cani bastardi (a cura di), Perché era lì. Franti-Antistorie da una band non classificata, Edizioni Nautilus, Torino, 2015

Marinella “Lalli” Ollino, Camminavamo e basta, in Livia Satriano, Gli altri Ottanta. Racconti dalla galassia post-punk italiana, Agenzia X, 2014

I materiali dei Franti, di Lalli, di Stefano Giaccone e degli altri progetti nati successivamente sono stati ristampati con un lavoro di grande attenzione e cura dall’etichetta stella*nera. Spulciando poi nell’archivio di «A/Rivista anarchica» potete trovare interviste e articoli dedicati a questa band e alle sue derivazioni di Marco Pandin.

Jukebox

Queste le canzoni che abbiamo ascoltato: Franti, Le loro voci da “Luna nera” (1982); Orsi Lucille, Quel giorno da “II (Due)” (1992); Ishi, Canzone urgente da “Sotto la pioggia” (1994), in una versione successiva interpretata da Stefano Giaccone; Lalli, Mostar da “Tempo di vento” (1998).

(La copertina di questa settimana è presa da Vice.com)

Nuto Revelli ha avuto una vita ricca, complessa e drammatica che in tanti modi ha intrecciato la “storia”: dapprima da protagonista come ufficiale degli Alpini durante la campagna di Russia e comandante della Resistenza in Piemonte, successivamente come narratore che nei suoi libri ha dato voce al “mondo dei vinti”.

Approfondimenti

Una storia di vita che rientra perfettamente nella nostra rubrica La piccola x, l’appuntamento periodico che Vanloon dedica alla storia attraverso le biografie. Per andare a recuperare la storia di Nuto Revelli abbiamo chiacchierato con Giuseppe Mendicino, scrittore ed esperto di letteratura di montagna, che ha pubblicato nel 2019 con la casa editrice Priuli&Verlucca Nuto Revelli. Vita, guerre, libri.

Il libro di Giuseppe Mendicino è un ottimo stimolo per riprendere in mano i libri di Revelli: particolarmente interessante, per un programma di storia come il nostro, sono La strada del davai (1962), L’ultimo fronte. Lettere di soldati caduti o dispersi nella seconda guerra mondiale (1971), Il mondo dei vinti. Testimonianze di vita contadina (1977) e L’anello forte. La donna: storie di vita contadina (1985), tutti editi da Einaudi. 

Nel libro che vi abbiamo raccontato emerge anche la grande passione per un altro scrittore che è molto caro a Giuseppe Mendicino ed è strettamente connesso alla vita di Revelli, Mario Rigoni Stern. Qui di seguito alcuni articoli dedicati a questi scrittori di montagna: su Mario Rigoni Stern e sul suo rapporto con Primo Levi.

Giuseppe Mendicino ci ha raccontato, nella parte finale dell’intervista, un episodio molto bello della ricerca di Nuto Revelli e della sua battaglia della memoria.

Per chiudere, alcune recensioni della biografia di Nuto Revelli.

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Per accompagnare la puntata abbiamo pescato nella produzione di un autore a noi molto caro, Murubutu, che ha parlato di guerra e di dolore in diverse sue canzoni. Noi abbiamo ascoltato Le stesse pietre da “La bellissima Giulietta e il suo povero padre grafomane” (2013) mentre l’altra traccia è di la Kattiveria, Era un giorno come tanti, da “Dove vola l’avvoltoio” (2006) di cui Murubutu è fondatore e voce.

Seconda puntata dell’anno, torniamo ad occuparci di musica: oggi la usiamo come fonte per lo studio della storia, non solo come narrazione. Alessia Masini, storica e voce di Vanloon ci presenta il suo libro Siamo nati da soli. Punk, rock e politica in Italia e Gran Bretagna (1977-1984), pubblicato da Pacini editore nel 2019 all’interno della collana dedicata alla storia “Le ragioni di Clio”. Alessia ci conduce in un viaggio fra musica, storia e politica: nel libro si parla di Gran Bretagna e Italia, ma noi ci siamo concentrati su Bologna, un utile prisma per capire il rapporto fra punk e politica.

Approfondimenti

Siamo nati da soli è un libro che ha alle spalle un percorso di ricerca che Alessia Masini ha svolto come dottoranda all’Università di Macerata: nel numero 92 del 2018 su «Meridiana» è uscito un suo contributo che costituisce un po’ un’anticipazione del libro.

Sul punk in Italia parecchie oramai sono le pubblicazioni disponibili, di tono vario fra di loro; quest’anno è uscito un bel libro che vi suggeriamo di andare a recuperare, per approfondimento e numero di testimoni coinvolti: Giorgio Senesi, Dritti contro un muro. L’hardcore punk italiano degli anni ’80 raccontato da 140 protagonisti, FOAD records, 2019.

Per seguire le date delle presentazioni e gli aggiornamenti sul libro vi rimandiamo alla pagina Facebook del libro e alla scheda sul sito dell’editore.

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Canzoni prese dal libro di Alessia per questa puntata fra storia e musica: Sex Pistols, God save the queen da “Nevermind the bollocks” (1977); Scritti Politti, Skank bloc Bologna, singolo omonimo (1978); Crass, White punks on hope da “Stations of the Crass” (1979); Nabat, Tempi nuovi da “Un altro giorno di gloria” (1985).

(La copertina di questa settimana è presa da Marco Philopat, Il virus del punk a Milano (1977-1984), in «Clionet. Per un senso del tempo e dei luoghi», n. 1, 2017)

Inizio stagione alla ricerca della storia attraverso la musica. Seconda puntata di un percorso che abbiamo aperto lo scorso anno con Murubutu, oggi ci dedichiamo a Gianmaria Testa (1958-2016), il cantautore-ferroviere piemontese che ha conosciuto – da grande – i suoi primi successi in Francia e solo dopo è stato apprezzato anche in Italia. Memorabile il suo disco Da questa parte del mare del 2006 di cui vi parliamo molto in puntata ma è tutta la sua produzione a raccontare della qualità di un musicista che ha saputo combinare cultura del suono e capacità di narrazione.

Approfondimenti

L’ascolto delle canzoni di Gianmaria Testa può essere accompagnato dalla lettura del suo libro di cui vi abbiamo parlato nell’arco della puntata, Da questa parte del mare, edito da Einaudi nel 2016: un bellissimo racconto delle canzoni fatto dall’autore stesso, purtroppo poco prima di lasciarci. Un ulteriore supporto lo si può trovare consultando Il tempo che passa e consuma. Storia, musica e parole di Gianmaria Testa di Isabella Maria Zoppi, Editrice Zona del 2007: parte intervista, parte narrazione della sua carriera, questo testo ci conduce alla scoperta dell’autore e della sua vita.
Infine, suggeriamo la lettura di un contributo del cantautore Alessio Lega apparso su «A/Rivista anarchica», n 49, dell’estate 2016,

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Le canzoni di Testa che abbracciano la storia sarebbero tante: non per riferimenti espliciti magari, ma quanto per lo spirito in cui sono immerse e per le atmosfere che evocano. Queste sono quelle che abbiamo ascoltato in puntata: Come le onde del mare da “Montgolfières” (1995), Polvere di gesso da “Lampo” (1999), Seminatori di grano e Ritals da “Da questa parte del mare” (2006).

(La copertina di questa settimana è presa da Wikitesti)