Il 21 novembre 1920 in piazza Maggiore, a Bologna, si consuma una orrenda strage con 11 morti, dieci dei quali socialisti. Erano scesi in piazza per acclamare il nuovo sindaco Enio Gnudi, ma trovano sulla loro strada le camice nere bolognesi guidate da Leandro Arpinati.

Approfondimenti

La ricostruzione storica precisa dei momenti che precedono e seguono l’eccidio è piena di punti interrogativi e di lacune. Quello che sappiano è che non si arriverà mai a delle condanne, nonostante negli anni a seguire ci sia stato un processo, che le provocazioni da parte fascista erano usuali da un paio di mesi a quella parte, che le guardie regie non fecero molto per difendere i socialisti.

La ricostruzione più fedele la possiamo trovare nel libro di Nazario Sauro Onofri, La strage di palazzo d’Accursio. Origine e nascita del fascismo bolognese 1919-1920, edito da Feltrinelli nel 1980. Altri libri che abbiamo sfogliato per cercare di spiegare il clima di quegli anni sono stati: AA.VV, Fascimo e antifascismo nella Valle Padana, Clueb 2007; Massimo Ludovici (a cura di) Fascismi in Emilia-Romagna, Ponte Vecchio 1998; Giulia Albanese, La marcia su Roma, Laterza 2006. E un romanzo: M, il figlio del secolo di Antonio Scurati, Bompiani 2019

L’audio dell’ Istituto Luce è preso da qui

Per saperne di più sulla nascita del fascismo potete ascoltare questa puntata

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Abbiamo ascoltato due pezzi tratti dal canzoniere delle Lame, Noi vogliamo l’uguaglianza e Tu, compagno; la canzone Se non li conoscete è di Fausto Amodei e la canzone che precede lo spoglio dei giornali di Frey è Eroi dei Redska

La voce che proclama il manifesto affisso dal cosiddetto Direttorio sui muri della città è di Sirio Tesori

(La copertina di questa settimana è presa da lapide commemorativa all’interno di palazzo d’Accursio)

Parliamo delle imminenti elezioni made in Usa attraverso una delle più famose strips americane, Doonesbury di Garry B. Trudeau. 

Nata nel 1970 durante gli anni a Yale dell’autore, questa striscia si è affermata come uno dei più potenti strumenti di irrisione del potere e della politica statunitense attraverso la satira ma allo stesso tempo è diventata, grazie ai suoi personaggi, uno specchio delle trasformazioni della cultura e della società USA. Seguendone i protagonisti e i volti ricorrenti vi parleremo quindi di fumetti entrando però nella storia di questo paese che si appresta ad entrare in uno dei suoi più importanti appuntamenti, le elezioni

Approfondimenti

Riportiamo qui una veloce rassegna della bibliografia di Doonesbury di cui ci siamo serviti nella puntata. I volumi disponibili in lingua italiana non sono tanti e devono essere ricercati fra biblioteche e fumetterie, con pazienza.

 Iniziamo da due libri pubblicati da Milanolibri nella collana i Libri di Linus rispettivamente nel 1973 e 1974, Doonesbury e …Attenti al mattone!

Una figura che va citata nella diffusione di questo fumetto in Italia è quella del giornalista Enzo Baldoni, scomparso tragicamente in Iraq nel 2004 che aveva coltivato il progetto di una pubblicazione e traduzione completa delle strisce di Doonesbury, che però si è fermata solo al primo volume, con Doonesbury. L’integrale 1970-1972, edito nel 2009 da Blackvelvet. 

Interessanti sono i volumi “monografici” Doonesbury. La lunga strada verso casa del 2006 e Doonesbury. Bel lavoro, George! del 2007, entrambi editi da Arcana. 

Sull’attuale presidente statunitense vi suggeriamo l’uscita più recente Trump! Trent’anni di Donald. Dalle strisce di «Doonesbury», pubblicato da Rizzoli Lizard nel 2017. Vi consigliamo infine di provare a recuperare un libro molto utile e molto bello, disponibile per i bolognesi alla Biblioteca Sala Borsa, Flashbacks. Il meglio di Doonesbury dagli anni ‘70 ad oggi, edito nel 1997 da Baldini&Castoldi: il volume offre una selezione storica delle migliori strisce, dando una loro contestualizzazione.

Jukebox

Per questa puntata ci siamo lasciate ispirare dalle sonorità punk-pop molto americane dei Greenday che hanno riportato la redazione di Vanloon ai fasti dell’adolescenza. Abbiamo ascoltato When I come around e She dall’album “Dookie” (1994), Armatage shanks da “Insomniac” (1995), la ballade Wake me up when september ends da “American idiot” (2004)

(La copertina di questa settimana è presa da una striscia di Doonsbury)

Il 17 ottobre 1961 è una data da collocare nel calendario civile: a sessant’anni dalla Semaine sanglante contro i comunardi, Parigi tornava ad essere teatro di una repressione brutale che avrebbe portato in una sola nottata a qualche centinaio di morti.

I Francesi musulmani d’Algeria, etichetta burocratese per indicare gli algerini cittadini francesi ma non del tutto, erano scesi in strada in un corteo pacifico per chiedere la pace in Algeria, la liberazione dei prigionieri politici e la fine del coprifuoco che era stato loro imposto. Il risultato fu la violenza della polizia che riversò sui manifestanti, le centinaia di cadaveri che nei giorni successivi vennero recuperati dalla Senna e il silenzio attorno a questa strage. Unica traccia la mattina del 18, una scritta sul parapetto dell’Ile Saint Louis: Ici on se noie des algériens, qui si annegano degli algerini

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La storia della strage del 17 ottobre 1961 è una storia di repressione, paura e razzismo, nel contesto di un complesso processo di liberazione nazionale che è stata la Guerra d’Algeria. In rete si possono trovare tanti articoli in italiano, ma occorre avere un po’ di pratica con il francese per approfondire veramente: come nostro solito noi vi diamo qualche pista. 

Per inquadrare il contesto , Benjamin Stora, La Guerra d’Algeria (Il Mulino 2009) e Andrea Brazzoduro, Soldati senza causa. Memorie della guerra d’Algeria (Laterza 2012) 

La prima opera che parlò del massacro degli algerini è stata quella di Paulette Péju, Ratonnades à Paris oggi edita come Ratonnades à Paris précédé de Les harkis à Paris (La Découverte 2000)

Il merito di aver riscoperto questa storia e di aver individuato le responsabilità istituzionali del prefetto di polizia Maurice Papon va a Jean-Luc Einaudi, autore nel 1991 di La bataille de Paris. 17 octobre 1961, Seuil. 

Un bel podcast di France Culture ci spiega la storia della foto nella nostra immagine di copertina, qui

Chiudiamo con due romanzi Didier Daeninckx, Meurtres pour mémoire e Leila Sebbar, La Seine était rouge, pubblicati in numerose edizioni

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Per la puntata abbiamo usato diverse canzoni della rapper di Marsiglia Keny Arkana: Entre les lignes #2: 20.12, Ils ont peur de la liberté, Prière e Faut qu’on s’en sorte

Letture consigliate per il finale di stagione

Approfondimenti

Come ogni anno per l’ultima puntata della stagione vi consigliamo qualche libro da leggere e sfogliare sotto l’ombrellone, a casa, in montagna, al lago. Sono tutti libri che ci sono particolarmente piaciuti e che sono usciti in questo 2019/2020. Certe che qualcosa ci sia sfuggito e che molti altri libri interessanti usciranno prima della fine dell’anno ecco le nostre scelte

Alberto Sebastiani, Padre nostro. Riscritture civili di una preghiera tra musica e letteratura, Dehoniane, 2020

Andrea Zoboli, Musica e politica. Storie di lotta, censura e reciproca convivenza, Odoya, 2019. 

Toni Morrison, L’origine degli altri, Pickwick, 2019

Adriano Sofri, Il martire fascista, Sellerio, 2019

Jonathan Bazzi, Febbre, Fandango, 2019

Leila Slimani, Il paese degli altri, Nave di Teseo, 2020

John Foot, L’Italia e le sue storie.1945-2019. Laterza 2020

FUORI MICROFONO

Stieg Larsson, L’uomo che scherzava col fuoco, Rizzoli, 2019

Paolo Borruso, Debre Libanos 1937. Il più grave crimine di guerra dell’Italia, Laterza 2020

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Canzoni varie per questa ultima puntata di trasmissioni, con un pezzo scelto da ciascun*

Gang, Marenostro da “Sangue e cenere” (2015)

Allen Tussaint, Get out of my life woman, da “Vinile 7” (1968)

Dalton, L’appartamento da “Papillon” (2020)

Syd Barret, Octopus, da “Madcap laughs” (1970)

Con questa puntata entriamo nel racconto delle guerre di Jugoslavia, dal 1991 della guerra per l’indipendenza della Slovenia fino al 1999 dei bombardamenti Nato su Belgrado. Una serie di conflitti che gettavano le radici in scontri etnici, politici e geopolitici, in cui si misurò la tragedia di una nuova guerra in Europa nel silenzio e nella difficoltà di prendere una posizione da parte delle istituzioni comunitarie. 

Per entrare nella memoria di questa pagina dolorosa della storia contemporanea abbiamo scelto di presentarvi nove fumetti che l’hanno raccontato, già dagli anni Novanta, e che abbiamo usato per capire qual è la memoria delle guerre in tempo di pace

Approfondimenti

Iniziamo con un testo di storiografia di inquadramento:  Joze Pirjevec, Le guerre jugoslave. 1991-1999, Einaudi, 2009. 

I fumetti che abbiamo analizzato per entrare nel discorso sono suddivisi in base alla maniera con cui hanno raccontato il conflitto. Le date che abbiamo inserito fanno riferimento alle edizioni che siamo riusciti a consultare. 

Il racconto della realtà

Joe Sacco, Goradze. Area protetta, Mondadori, 2005.

Joe Kubert, Fax da Sarajevo, Mondadori comics, 2017.

Tomaz Lavric, Racconti di Bosnia e Tempi nuovi, Magic Press, 2000 e 2003.

Aleksander Zograf, Lettere dalla Serbia. Un fumettista sotto le bombe, Punto zero, 1999

La guerra nella fantasia

Dalla serie Grendel di Matt Wagner Darko Macan e Edvin Biukovic, Grendel tale. Demoni e morti, Magic Press, 2012. 

La serie “Dampyr” della Sergio Bonelli Editore si è occupata spesso della guerra nei Balcani; in particolare vi suggeriamo i seguenti numeri: n°1 Il figlio del diavolo, 11 Nemesis, 14 I ribelli, 109 Il cuore di Gorislav, Speciale n°5 La leggenda del vecchio ponte

La metafora della guerra

Jacopo Frey e Nicola Gobbi, In fondo alla speranza. Ipotesi su Alex Langer, Comma 22, 2013. 

Sergio Staino, Il romanzo di Bobo, Feltrinelli, 2001. 

Gipi, Appunti per una storia di guerra, Coconino press Fandango, 2005. 

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Anche in questa puntata le canzoni che abbiamo ascoltato hanno contribuito al racconto che abbiamo fatto con i fumetti: Casino Royale, In picchiata dall’album “Crx” (1997); CSI, Cupe Vampe dall’album “Linea gotica” (1996; )Pj Harvey, Chains of keys dall’album “The Hope Six Demolition Project” (2016)

(La copertina di questa settimana è presa da…)

Non potevamo perdere un’occasione importante come il 150esimo anniversario della nascita di Lenin, il padre politico della Rivoluzione russa del 1917 e una delle figure chiave della storia del Novecento.

Considerando che a Vanloon non siamo soliti confrontarci con i grandi protagonisti della storia, non ci siamo concentrati tanto sulla biografia del leader bolscevico, quanto sulla maniera in cui è stata raccontata nella cultura politica della sinistra attraverso canzoni, romanzi e fumetti che ne hanno parlato, andando a vedere il modo in cui è stato descritto e perchè.

Approfondimenti

Per il nostro viaggio siamo partiti da Spartacus Picenus, nome d’arte del paroliere comunista Raffaele Mario Offidani, personaggio che vi invitiamo a scoprire attraverso la sua autobiografia e antologia di canzoni “Sventolerai lassù” a cura di Cesare Bermani e disponibile sul sito dell’Istituto Ernesto De Martino. Altro libro di cui cui ci siamo serviti e di cui abbiamo già parlato è Contro canto. Le culture della protesta dal canto sociale al rap di Antonio Fanelli (Donzelli 2017).

Come ulteriore spunto storiografico per capire l’influenza di una certa visione del mondo sovietico sulla cultura politica italiana si può far riferimento al libro di Marco Fincardi  C’era una volta il mondo nuovo. La metafora sovietica nello sviluppo emiliano (Carrocci 2007)

Purtroppo la chiusura delle biblioteche non ci ha permesso di sfogliare un libro sicuramente utile per capire il cambiamento dell’immagine di Lenin nel corso degli anni, I comunisti italiani tra Hollywood e Mosca. La sfida della cultura di massa (1943-1992)di Stephen Gundle( Giunti 1998)

Per gli anni Settanta ci siamo concentrati sul percorso del disegnatore ravennate Daniele Panebarco: abbiamo parlato in particolare di due libri pubblicati da L’isola trovata Il ritorno della Corazzata Potemkin del 1980 e Giù la falce, Nick Martello del 1981. Vi invitiamo a scoprire le altre storie che hanno Lenin per protagonista, qui ne avete un assaggio.

Il nostro percorso si è concluso parlando di uno scrittore da rileggere e di cui andrebbero ristampati i  romanzi, Giuseppe Caliceti: in particolare ci siamo soffermati su Il busto di Lenin ( Sironi 2004)

Jukebox

In questa puntata abbiamo usato le canzoni non come accompagnamento ma come vere e proprie fonti, per andare a scoprire il personaggio di Lenin e l’immagine che ne abbiamo avuto in Italia. 

Spartacus Picenus, Lenin e Stalin (qui una scheda della canzone)

Paolo Pietrangeli, La lallera dall album “Karlmarxstrasse” (1974)

Offlaga Disco Pax, Piccola Pietroburgo dall’album “Socialismo tascabile (Prove tecniche di trasmissione)” (2005)

(La copertina di questa settimana è presa da..Daniele Panebarco, Il ritorno della corazzata Potemkin.)