Il 17 ottobre 1961 è una data da collocare nel calendario civile: a sessant’anni dalla Semaine sanglante contro i comunardi, Parigi tornava ad essere teatro di una repressione brutale che avrebbe portato in una sola nottata a qualche centinaio di morti.

I Francesi musulmani d’Algeria, etichetta burocratese per indicare gli algerini cittadini francesi ma non del tutto, erano scesi in strada in un corteo pacifico per chiedere la pace in Algeria, la liberazione dei prigionieri politici e la fine del coprifuoco che era stato loro imposto. Il risultato fu la violenza della polizia che riversò sui manifestanti, le centinaia di cadaveri che nei giorni successivi vennero recuperati dalla Senna e il silenzio attorno a questa strage. Unica traccia la mattina del 18, una scritta sul parapetto dell’Ile Saint Louis: Ici on se noie des algériens, qui si annegano degli algerini

Approfondimenti

La storia della strage del 17 ottobre 1961 è una storia di repressione, paura e razzismo, nel contesto di un complesso processo di liberazione nazionale che è stata la Guerra d’Algeria. In rete si possono trovare tanti articoli in italiano, ma occorre avere un po’ di pratica con il francese per approfondire veramente: come nostro solito noi vi diamo qualche pista. 

Per inquadrare il contesto , Benjamin Stora, La Guerra d’Algeria (Il Mulino 2009) e Andrea Brazzoduro, Soldati senza causa. Memorie della guerra d’Algeria (Laterza 2012) 

La prima opera che parlò del massacro degli algerini è stata quella di Paulette Péju, Ratonnades à Paris oggi edita come Ratonnades à Paris précédé de Les harkis à Paris (La Découverte 2000)

Il merito di aver riscoperto questa storia e di aver individuato le responsabilità istituzionali del prefetto di polizia Maurice Papon va a Jean-Luc Einaudi, autore nel 1991 di La bataille de Paris. 17 octobre 1961, Seuil. 

Un bel podcast di France Culture ci spiega la storia della foto nella nostra immagine di copertina, qui

Chiudiamo con due romanzi Didier Daeninckx, Meurtres pour mémoire e Leila Sebbar, La Seine était rouge, pubblicati in numerose edizioni

Jukebox

Per la puntata abbiamo usato diverse canzoni della rapper di Marsiglia Keny Arkana: Entre les lignes #2: 20.12, Ils ont peur de la liberté, Prière e Faut qu’on s’en sorte

Il 24 marzo 2020 il mondo del fumetto è stato scosso dalla morte di Albert Uderzo, uno dei grandi simboli del fumetto francese, disegnatore del suo più celebre personaggio, Asterix, il gallico.

Un eroe che ha conosciuto ben 24 avventure tradotte in tutte le lingue del mondo e diffuso in 350 milioni di copie. Con Uderzo, si spegne definitivamente la coppia che aveva dato vita a questo personaggio,  lo sceneggiatore René Goscinny(morto nel 1977) e con la scomparsa di Uderzo si chiude definitivamente quella stagione, gli anni Cinquanta e Sessanta, che erano stati forse la stagione d’oro del fumetto francese per ragazzi.Le avventure di Asterix proseguono autonomamente con la coppia Ferri e Conrad

In questa puntata racconteremo la nascita del personaggio di Asterix e entreremo in quella che è stata “la bottega” di Goscinny e Uderzo

Approfondimenti

La storia di Asterix e Obelix possono essere ricostruite riprendendo in mano le tante avventure che hanno vissuto, partendo dalla prima Asterix il Gallico del 1959 fino ad oggi: con le loro avventure si può entrare nell’universo di questi simpatici “galli resistenti”. Per parte nostra vi suggeriamo queste storie in particolare: Asterix e lo scudo degli Arverni, Asterix e i britanni, Asterix e i goti e Asterix in Corsica. Per orientarsi nella storia editoriale delle pubblicazioni vi suggeriamo questi siti: http://www.iafol.org/schede/asterix/Biblio.htmlhttp://www.asterixweb.it/guidaperilcollezionista.htmIn puntata vi abbiamo parlato delle radici di migranti della coppia Goscinny e Uderzo. A Goscinny è stata dedicata in particolare una bellissima mostra al Museo d’Histoire du Judaisme di Parigi nel 2018 “Goscinny, au delà du rire” di cui si da conto in questi articoli http://moked.it/blog/2017/11/01/comics-and-jews-lebraismo-dietro-asterix-obelix/http://zona-bede.blogspot.com/2018/03/omaggio-rene-goscinny.htmlInfine, vi suggeriamo la lettura dell’articolo del professore di Filologia Classica di Bologna Federico Condello su “La Repubblica” del 25 marzo dedicato alla morte di Uderzo  Sono pazzi questi Romani. Il De bello gallico versione comics

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Per accompagnare una puntata così francese, abbiamo ascoltato un gruppo storico dello ska francese, gli Skarface. Questi gli ascolti:  Skarface go home dall’album  “Skuck off!” (1997)Skaribou dall’album  “Hold up in Skacity!” (1993)Jamais d’Eldorado dall’album  “Best&Next(1999)

(La copertina di questa settimana è presa da qui)

Nuova puntata del viaggio di Vanloon attraverso la storia raccontata dalla musica e dalle canzoni. Nel nostro ultimo appuntamento vi abbiamo parlato dei Franti e ora ci spostiamo ancora più a nord: direzione Le Havre, scopriamo le parole di Médine. 

Come si intuisce dal nome, Médine è un rapper francese dichiaratamente islamico: l’aspetto interessante è che, pur con delle posizioni che noi non condividiamo, ha usato la sua fede come un elemento per entrare nella  complessa memoria della Francia, del suo passato coloniale e delle tante questioni in sospeso per chi, come il nostro autore, è un cittadino “issu de l’immigration”.

Approfondimenti

Médine è un artista poco conosciuto in Italia e chi lo ha citato spesso lo ha fatto a sproposito: Adriano Sofri, dopo gli attentati del 2015, ne ha fatto un esempio del radicalismo religioso diffuso nelle banlieue, dimostrando di non conoscere il suo percorso musicale. Per chi volesse approfondire Médine come l’hip hop francese suggeriamo invece il libro di Luca Gricinella Rapropos. Il rap racconta la Francia, Agenzia X nel 2011.Per chi ha confidenza con la lingua d’oltralpe proponiamo un articolo sulla serie Enfant du destin di cui vi abbiamo parlato in puntata.

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In puntata vi abbiamo proposto un percorso di ascolti dei brani di Médine secondo la nostra interpretazione: ve li elenchiamo qui secondo l’ordine di pubblicazione: 

David da “11 septembre. Récit du 11éme jour” (2004)

Jihad da “Jihad. le plus grand combat est contre soi-même” (2005)

17 octobre da “Table d’écoute” (2006)

Self Defense da “Arabian Panther” (2008)

Daoud da “Protest Song” (2013)

(La copertina di questa settimana è presa da –)

Inizio stagione alla ricerca della storia attraverso la musica. Seconda puntata di un percorso che abbiamo aperto lo scorso anno con Murubutu, oggi ci dedichiamo a Gianmaria Testa (1958-2016), il cantautore-ferroviere piemontese che ha conosciuto – da grande – i suoi primi successi in Francia e solo dopo è stato apprezzato anche in Italia. Memorabile il suo disco Da questa parte del mare del 2006 di cui vi parliamo molto in puntata ma è tutta la sua produzione a raccontare della qualità di un musicista che ha saputo combinare cultura del suono e capacità di narrazione.

Approfondimenti

L’ascolto delle canzoni di Gianmaria Testa può essere accompagnato dalla lettura del suo libro di cui vi abbiamo parlato nell’arco della puntata, Da questa parte del mare, edito da Einaudi nel 2016: un bellissimo racconto delle canzoni fatto dall’autore stesso, purtroppo poco prima di lasciarci. Un ulteriore supporto lo si può trovare consultando Il tempo che passa e consuma. Storia, musica e parole di Gianmaria Testa di Isabella Maria Zoppi, Editrice Zona del 2007: parte intervista, parte narrazione della sua carriera, questo testo ci conduce alla scoperta dell’autore e della sua vita.
Infine, suggeriamo la lettura di un contributo del cantautore Alessio Lega apparso su «A/Rivista anarchica», n 49, dell’estate 2016,

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Le canzoni di Testa che abbracciano la storia sarebbero tante: non per riferimenti espliciti magari, ma quanto per lo spirito in cui sono immerse e per le atmosfere che evocano. Queste sono quelle che abbiamo ascoltato in puntata: Come le onde del mare da “Montgolfières” (1995), Polvere di gesso da “Lampo” (1999), Seminatori di grano e Ritals da “Da questa parte del mare” (2006).

(La copertina di questa settimana è presa da Wikitesti)

In un presente sclerotizzato da un’idea di identità monolitica, andiamo a ricercare nel passato quelle storie che ci danno il valore della dimensione internazionale di alcuni fenomeni. Continue reading

Nel quarantesimo anniversario della legge 194 vi raccontiamo una storia che viene da lontano, da La Riunione, e passa per la Francia, con uno sguardo all’Italia e al femminismo intersezionale. Continue reading