110 anni fa l ‘Italia di Giolitti invade la Libia per avere il suo tanto desiderato posto al sole. L’esercito italiano trova però resistenze dentro e fuori la Cireneaica e la Tripolitania sin da subito. Vi raccontiamo infatti la storia di Augusto Masetti, anarchico e antimilitarista, e di Salima Al-Maqus, partigiana della regione del Fezzan.

Ci accompagna in questa puntata Sofia Bacchini, del centro studi movimenti di Parma

Approfondimenti

Sulla guerra di Libia sono uscite molte cose, noi abbiamo letto Nicola Labanca, La guerra italiana per la Libia 1911-1931, edito da Il Mulino nel 2012.

Per uno studio sul rapporto tra italiani e colonia avevamo intervistato Gabriele Proglio nel 2016, riascoltabile qui

Per la biografia di Augusto Masetti ci siamo basate sugli scritti e le ricerche svolte per la nostra mostra del novembre 2012, Masetti: l’uomo che disse no alla guerra!” e sul libro di Laura De Marco, Il soldato che disse no alla guerra: storia dell’anarchico Augusto Masetti (1888-1966), Spartaco, 2003,

Per la storia di Salima Al Maqus abbiamo letto l’articolo di Michela Pusterla e Ahmed Badr all’interno de I quaderni di Cirene/fucsia del collettivo Resistenza in Cirenaica, uscito nel 2020 e che potete ordinare qui

Il cinegiornale che avete ascoltato all’inizio è dell’istituto Luce ed è visibile su Yutube

Juke-Box

Abbiamo ascoltato alcuni pezzi del cantante libico Ahmed Fakroun, nato a Bengasi nel 1953, pioniere della musica araba moderna

(L’immagine di questa settimana è presa da una cartolina diffusa nel 1911-12 che esalta “i valorosi combattenti nel nome d’Italia nostra in Libia” fonte Wikipedia)

Riprendiamo il nostro viaggio nella storia delle Guerre jugoslave, come ha definito i conflitti fra il 1991 e il 1999 scoppiati nei Balcani lo storico Joze Pirjevec, e lo facciamo con la rubrica petit x dedicata alle storie di vita per raccontare la vicenda dell’ex militare Jovan Divjak, l’uomo che ha organizzato la difesa della città di Sarajevo assediata.

Approfondimenti

Per la puntata abbiamo attinto a piene mani dal libro dedicato a questa interessante figura di ufficiale e uomo di pace edito da Infinito edizioni nel 2007 (e costantemente ristampato) Sarajevo mon amour realizzato dallo stesso Jovan Divjak assieme alla giornalista Florence La Bruyère. In puntata vi abbiamo letto degli estratti da un vecchio articolo ma molto efficace di Giacomo Scattolini e Federico Calamante tratto da un libro di Scattolini, fotografo di Appignano(nel maceratese), Fri Lens. Storie raccolte, edito nel 2008 da Simple e dal Decalogo per la convivenza interetnica di Alexander Langer, tratto dalla bella raccolta Il viaggiatore leggero. Scritti 1961-1995 edita da Sellerio nel 2011.

Jukebox

Abbiamo ascoltato stralci dell’ album della band statunitense This will destroy you, “Young mountain” del 2005.

(La copertina di questa settimana è presa da

Parliamo delle imminenti elezioni made in Usa attraverso una delle più famose strips americane, Doonesbury di Garry B. Trudeau. 

Nata nel 1970 durante gli anni a Yale dell’autore, questa striscia si è affermata come uno dei più potenti strumenti di irrisione del potere e della politica statunitense attraverso la satira ma allo stesso tempo è diventata, grazie ai suoi personaggi, uno specchio delle trasformazioni della cultura e della società USA. Seguendone i protagonisti e i volti ricorrenti vi parleremo quindi di fumetti entrando però nella storia di questo paese che si appresta ad entrare in uno dei suoi più importanti appuntamenti, le elezioni

Approfondimenti

Riportiamo qui una veloce rassegna della bibliografia di Doonesbury di cui ci siamo serviti nella puntata. I volumi disponibili in lingua italiana non sono tanti e devono essere ricercati fra biblioteche e fumetterie, con pazienza.

 Iniziamo da due libri pubblicati da Milanolibri nella collana i Libri di Linus rispettivamente nel 1973 e 1974, Doonesbury e …Attenti al mattone!

Una figura che va citata nella diffusione di questo fumetto in Italia è quella del giornalista Enzo Baldoni, scomparso tragicamente in Iraq nel 2004 che aveva coltivato il progetto di una pubblicazione e traduzione completa delle strisce di Doonesbury, che però si è fermata solo al primo volume, con Doonesbury. L’integrale 1970-1972, edito nel 2009 da Blackvelvet. 

Interessanti sono i volumi “monografici” Doonesbury. La lunga strada verso casa del 2006 e Doonesbury. Bel lavoro, George! del 2007, entrambi editi da Arcana. 

Sull’attuale presidente statunitense vi suggeriamo l’uscita più recente Trump! Trent’anni di Donald. Dalle strisce di «Doonesbury», pubblicato da Rizzoli Lizard nel 2017. Vi consigliamo infine di provare a recuperare un libro molto utile e molto bello, disponibile per i bolognesi alla Biblioteca Sala Borsa, Flashbacks. Il meglio di Doonesbury dagli anni ‘70 ad oggi, edito nel 1997 da Baldini&Castoldi: il volume offre una selezione storica delle migliori strisce, dando una loro contestualizzazione.

Jukebox

Per questa puntata ci siamo lasciate ispirare dalle sonorità punk-pop molto americane dei Greenday che hanno riportato la redazione di Vanloon ai fasti dell’adolescenza. Abbiamo ascoltato When I come around e She dall’album “Dookie” (1994), Armatage shanks da “Insomniac” (1995), la ballade Wake me up when september ends da “American idiot” (2004)

(La copertina di questa settimana è presa da una striscia di Doonsbury)

Nel 2000 usciva in Francia il primo volume di un fumetto che avrebbe contribuito a modificare in maniera il panorama del genere, Persepolis di Marjane Satrapi. Storia individuale della fumettista alle prese con la crescita nell’Iran dello Scià e poi della Repubblica islamica, storia collettiva di un paese massacrato dalle grandi trasformazioni del Novecento. Persepolis è stato un libro determinante per la nascita di quel genere che oggi viene etichettato come graphic novel. 

In questa puntata di Vanloon abbiamo deciso di raccontare questo libro per noi fondamentale, viaggiando nel mondo del fumetto ma prestando attenzione alla vita di Marjane Satrapi, per costruire una Petit x – la rubrica che dedichiamo alle biografie e ai percorsi di vita- per questo 8-9 marzo di lotta.

Approfondimenti

Persepolis è stato pubblicato in Italia per la prima volta dalla storica casa editrice Lizard ma un contributo fondamentale alla conoscenza di Marjane Satrapi nel nostro paese è stato dato dall’Associazione Mirada di Ravenna che organizzò nel 2003 la mostra itinerante Il velo di Maya. Marjane Satrapi o dell’ironia dell’Iran da cui uscì anche un catalogo che ora potete consultare anche online

Per arricchire la lettura vi suggeriamo due approfondimenti su questo fumetto, con un articolo tratto dal portale Fumettologica e un altro da Ubcfumetti. Infine vi suggeriamo anche la voce dedicata a Marjane Satrapi sul portale Enciclopedia delle donne

Jukebox

Per accompagnare una puntata che parla di lotta e di donne, abbiamo scelto una bella voce della scena hip hop femminista, Shadia Mansour, rapper palestinese-britannica. Abbiamo scelto quest’artista perché il suo percorso ci ha ricordato quello di Satrapi: cresciuta in Occidente, Shadia ha deciso di usare come propria lingua l’arabo sia per supportare la causa del popolo palestinese sia per rompere delle barriere culturali presenti in Europa. Non avendo lei ancora prodotto un album , vi segnaliamo soltanto i titoli delle canzoni che abbiamo ascoltato in puntata. Kofeyye Arabeyye, Beirut, Somos sur feat. Ana Tijoux

(La copertina di questa settimana è presa da un fotogramma del film Persepolis (2007)

Nuova puntata del viaggio di Vanloon attraverso la storia raccontata dalla musica e dalle canzoni. Nel nostro ultimo appuntamento vi abbiamo parlato dei Franti e ora ci spostiamo ancora più a nord: direzione Le Havre, scopriamo le parole di Médine. 

Come si intuisce dal nome, Médine è un rapper francese dichiaratamente islamico: l’aspetto interessante è che, pur con delle posizioni che noi non condividiamo, ha usato la sua fede come un elemento per entrare nella  complessa memoria della Francia, del suo passato coloniale e delle tante questioni in sospeso per chi, come il nostro autore, è un cittadino “issu de l’immigration”.

Approfondimenti

Médine è un artista poco conosciuto in Italia e chi lo ha citato spesso lo ha fatto a sproposito: Adriano Sofri, dopo gli attentati del 2015, ne ha fatto un esempio del radicalismo religioso diffuso nelle banlieue, dimostrando di non conoscere il suo percorso musicale. Per chi volesse approfondire Médine come l’hip hop francese suggeriamo invece il libro di Luca Gricinella Rapropos. Il rap racconta la Francia, Agenzia X nel 2011.Per chi ha confidenza con la lingua d’oltralpe proponiamo un articolo sulla serie Enfant du destin di cui vi abbiamo parlato in puntata.

Jukebox

In puntata vi abbiamo proposto un percorso di ascolti dei brani di Médine secondo la nostra interpretazione: ve li elenchiamo qui secondo l’ordine di pubblicazione: 

David da “11 septembre. Récit du 11éme jour” (2004)

Jihad da “Jihad. le plus grand combat est contre soi-même” (2005)

17 octobre da “Table d’écoute” (2006)

Self Defense da “Arabian Panther” (2008)

Daoud da “Protest Song” (2013)

(La copertina di questa settimana è presa da –)

Torna la rubrica di Vanloon Musica&Storia, lo spazio in cui indaghiamo il racconto della storia attraverso le canzoni. In questa puntata andiamo a rintracciare questa forma di narrazione attraverso la produzione musicale legata al gruppo dei Franti, una delle realtà più originali della scena punk torinese degli anni Ottanta e probabilmente della musica indipendente italiana.

Il gruppo che vedeva Marinella “Lalli” Ollino alla voce, Stefano Giaccone seconda voce e sax, Massimo D’Ambrosio al basso, Vanni Picciuolo alla chitarra e Marco Ciari alla batteria ha coniugato una particolare ricerca fatta di contaminazioni fra punk, folk, sperimentalismo jazz, unita ad una forte ricerca narrativa e testuale. Il tutto incanalato con una forte consapevolezza del valore politico di quello che stavano facendo: in particolare per la pratica dell’autoproduzione e della scelta del come e dove suonare, rompendo il meccanismo musicista-spettatore senza rinunciare alla qualità del prodotto.

L’esperienza dei Franti si chiude con un ultimo grande disco, Il giardino delle quindici pietre; i suoi componenti hanno proseguito la loro ricerca in altre forme con progetti come Environs, Orsi Lucille, La Banda di Tirofisso, ma anche in percorsi solisti. In questa puntata vi abbiamo proposto alcune fra le tante canzoni che hanno per noi il sapore della storia.

Approfondimenti

Fra i gruppi degli anni Ottanta del punk italiano i Franti sono quelli che hanno conosciuto forse più interesse, probabilmente per il loro profilo originale. Qui di seguito vi proponiamo alcuni spunti per approfondire.

Cani bastardi (a cura di), Perché era lì. Franti-Antistorie da una band non classificata, Edizioni Nautilus, Torino, 2015

Marinella “Lalli” Ollino, Camminavamo e basta, in Livia Satriano, Gli altri Ottanta. Racconti dalla galassia post-punk italiana, Agenzia X, 2014

I materiali dei Franti, di Lalli, di Stefano Giaccone e degli altri progetti nati successivamente sono stati ristampati con un lavoro di grande attenzione e cura dall’etichetta stella*nera. Spulciando poi nell’archivio di «A/Rivista anarchica» potete trovare interviste e articoli dedicati a questa band e alle sue derivazioni di Marco Pandin.

Jukebox

Queste le canzoni che abbiamo ascoltato: Franti, Le loro voci da “Luna nera” (1982); Orsi Lucille, Quel giorno da “II (Due)” (1992); Ishi, Canzone urgente da “Sotto la pioggia” (1994), in una versione successiva interpretata da Stefano Giaccone; Lalli, Mostar da “Tempo di vento” (1998).

(La copertina di questa settimana è presa da Vice.com)