Il 16 maggio è una data che vogliamo ben scolpita nel nostro calendario civile: in qesto giorno del 1943 il generale nazista Jurgen Stroop dichiarava che il quartiere ebraico di Varsavia non esisteva più, segnando così l’atto finale della rivolta del Ghetto di Varsavia, uno dei primi atti di grande resistenza dal basso al nazismo in Europa. 

Protagonisti ne furono donne e uomini ebrei, figure che la storia ci ha raccontato solamente nel ruolo di vittime. Una storia che affronteremo parlando di tre libri: La resistenza ebraica in Europa. Storie e percorsi 1939-1945, Donzelli, 2021, di Daniele Susini, nostro ospite in trasmissione, «NOI CONOSCIAMO I SISTEMI DI HITLER». Il ghetto di Varsavia e l’insurrezione del 1943: voci e volti di una rivolta antifascista, edito da Red Star Press di Giorgio Pratolongo e La Shoah in me. Memorie di un combattente del ghetto di Varsavia di Simcha Rotem, edito da Sandro Teti editore

Approfondimenti

Una delle nostre “battaglie culturali” è proprio quella di voler raccontare gli episodi in cui quelle che vengono considerate vittime svolsero invece un ruolo da protagonisti, da attori consapevoli di una lotta: questo è particolarmente valido per la popolazione ebraica europea e la storia del Ghetto di Varsavia, che abbiamo raccontato attraverso la vita di Simcha Rotem, dirigente della ZOB (l’Organizzazione ebraica di combattimento) ne è un ottimo esempio. Il libro di Daniele Susini è uno dei migliori strumenti per riuscire a contestualizzare le tante forme della Resistenza ebraica in Europa. 

Un buon punto di partenza è comunque il celebre manifesto della resistenza ebraica di Vilnius che ci mostra quanto fosse sentita l’esigenza di rispondere alla persecuzione con l’azione: 

«Ebrei, difendetevi con le armi!Non credete alle false promesse degli assassini, non credete alle parole dei traditori. Chi oltrepassa la porta del ghetto va a Ponar!E Ponar significa morte!Ebrei! Non abbiamo nulla da perdere. La morte ci raggiungerà ovunque».

Oltre ai testi di cui vi abbiamo parlato in puntata, Daniele Susini ci ha lasciato un ulteriore approfondimento Il libro nero – Il genocidio nazista nei territori sovietici 1941-1945 a cura di di Vasilij Grossman e Il’ja Grigor’evič Ėrenburg, edito in Italia nel 1999 da Mondadori.

Juke-box

Abbiamo ascoltato stralci dell’ album della band statunitense This will destroy you, “Young mountain” del 2005.

Aprile mese della Resistenza ci vede ancora una volta impegnate nel racconto di una donna partigiana: Selma van de Perre ebrea olandese che è stata attiva da quando i nazisti arrivarono nei Paesi Bassi fino ai giorni nostri in cui si impegna per il ricordo della Shoah e della Resistenza.

Approfondimenti

Selma è una giovanissima donna ebrea quando i nazisti invadono i Paesi Bassi. La sua famiglia è scombussolata, le violenze aumentano e c’è bisogno di muoversi in fretta per capire come proteggersi e come proteggere gli altri. Selma infatti non solo si adopera per la sua tutela ma decide di mettersi a servizio della sua comunità per salvare più vite possibili e opporsi al nazismo. Selma farà una vita davvero densa percorrendo migliaia di km come staffetta partigiana. Dopo l’arresto finirà a Ravensbrück e anche qui,  fedeli ai suoi valori, affronterà la detenzione a testa alta nonostante le sofferenze che i nazisti le hanno inflitto.
Abbiamo letto questa lunga testimonianza tenendo a mente alcuni punti fondamentali: il falso mito degli ebrei come vittime inermi e la volontà di raccontare la resistenza come insieme di pratiche molto diverse. La lettura ha sicuramente ripagato le nostre riflessioni su memoria e resistenza

Abbiamo letto:

Il mio nome è Selma. La coraggiosa testimonianza di una combattente della resistenza ebraica, Selma van de Perre, Mondadori, 2021.

Le donne di Ravensbrück. Testimonianze di deportate politiche italiane, Lidia Beccaria Rolfi,Anna Maria Bruzzone, Einauidi, 2003.

Jukebox

Abbiamo ascoltato:

For women di Ursula Rucker, Ma’at Mama, Studio !K7, 2006
Work it (Soulwax Remix) di Marie Davidson, Working Class Woman, Ninja Tune, 2019
Cosa Conta, Ustmamo, Stard’Ust, 1998
Anne Frank Army (Part II), Moscow death brigade, Boltcutter, 2018

Per il giorno della memoria siamo andati a scovare una storia ancora troppo poco conosciuta, quella dei campi di concentramento fascisti aperti tra il 1940 e il 1944 nel centro sud Italia. In particolare l’Abruzzo risulta essere la regione che ne ha avuti di più (19 su 48). Ne abbiamo parlato con Giuseppe Lorentini.

Approfondimenti

Giuseppe Lorentini è l’autore del libro L’ozio coatto. Storia del campo di concentramento fascista di Casoli (1940-1944) edito da Ombrecorte nel 2019 ma è anche l’ideatore e il curatore del progetto www.campocasoli.org dove sono digitalizzati e dipsonibili i documenti inerenti al campo di concentramento che Lorentini ha trovato nell’archivio di questo comune abruzzese alle falde della Maiella e che può essere considerato un paradigma dei campi di concentramento sparsi sul suolo italiano già dal giugno 1940 in cui sono transitati ebrei stranieri e prigionieri politici, dove non si uccide come nei campi di sterminio, ma che per alcuni sono stati l’anticamera della morte.

A Casoli il 26 gennaio è stata inaugurata una mostra permanente su questo tema.

Alcuni libri importanti sui campi di concentramento in Italia sono:

  • Carlo Spartaco Capogreco, I campi del duce. L’internamento civile nell’Italia fascista (1940-1943), Eunaudi 2004
  • Alessandra Kersevan, Lager italiani. Pulizia etnica e campi di concentramento per civili jugoslavi 1941-1943, Nutrimenti 2004
  • Costantino Di Sante (a cura di), I campi di concentramento in Italia.Dall’internamento alla deportazione (1940-1945), Franco Angeli 2001

Jukebox

Ci ha accompagnato in questa puntata una canzone del cantautore  svedese di origine argentina Jose Gonzalez, “Heartbeats” dall’album omonimo del 2012.

(La copertina di questa settimana è presa da www.campocasoli.org, dettaglio del regolamento del campo di concentramento della Questura di Chieti)

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