In queste giornate complesse la redazione di Vanloon vi propone una nuova puntata di Petit x, la rubrica che dedichiamo alle biografie, partendo dalla presentazione di un libro, Artemisia Gentileschi. L’artista in Italia. Guida ragionata alle opere nei musei, nelle chiese, gallerie e collezioni d’arte in Italia di Raoul Melotto, pubblicato da Odoya nel 2019 nella collana Guide d’artista. Un libro molto interessante, che ci conduce in un viaggio fra le opere di una pittrice dalla storia violenta e straordinaria.

Approfondimenti

La vicenda biografica di Artemisia Gentlileschi è nota soprattutto per il suo “processo per stupro”: caso quasi unico nella storia moderna, la pittrice portò in tribunale l’uomo che la violentò, l’artista Agostino Tassi, dovendo subire anche un processo invasivo e altrettanto violento che affrontò con orgoglio e determinazione. Nella puntata partiamo da questa storia per entrare nell’universo di una donna d’arte che superò le barriere di genere di una professione all’epoca quasi esclusivamente maschile. Per parlarvi di Artemisia siamo partiti, come ha fatto Melotto nella sua guida, dai quadri, vera essenza del suo percorso. 

Qui i quadri di cui vi abbiamo parlato

Susanna e i vecchioni (1610) conservato a Pommersfelden, Germania

Giuditta che decapita Oloferne (1612) conservato al museo Capodimonte di Napoli

Autoritratto come suonatrice di liuto (1617-1628) conservato a Hartford, USA

Ritratto di Artemisia Gentileschi di Simon Vouet (1623) conservato al Palazzo Blu di Pisa

Anche a Bologna si possono trovare quadri di Artemisia Gentileschi: vi invitiamo a recuperare la bella guida di Raoul Melotto per mettervi alla ricerca delle sue tracce in città. 

Oltre alle opere legate alla biografia dell’artista e ai viaggi per i luoghi della sua storia artistica, un percorso molto interessante che ci propone Melotto è quello fra i ritratti e gli autoritratti di Artemisia, spesso nascosti in scene sacre. Di recente ne è stato scoperto un altro realizzato da Orazio Gentileschi, nella chiesa del Gesù di Ancona, dalla storica dell’arte Lucia Panetti.

Jukebox

Nella puntata di oggi vi abbiamo proposto il disco “Hunter” (Domino Records 2018) della britannica Anna Calvi: un’opera che lei stessa ha definito come il suo lavoro più femminista e più queer. Perfetto quindi per questa puntata di storia di donne. I brani che abbiamo ascoltato sono As a man, Chain, Don’t Beat the Girl out of My Boy

(La copertina di questa settimana è presa da Artemisia Gentileschi, Giuditta che decapita Oloferne)

La puntata di questa settimana è dedicata al gigante della musica contemporanea Tricky e ai 25 anni del suo primo disco come solista, il capolavoro Maxinquaye.

Prendiamo spunto da atmosfere e personaggi che popolano la sua musica e la sua vita per sbirciare la cultura e la società britannica dei primi anni ‘90. In questo viaggio non potevamo non farci accompagnare dall’amato e compianto Mark Fisher

Approfondimenti

Mark Fisher, Spettri della mia vita. Scritti su depressione, hauntologia e futuri perduti, Minimum fax, 2019

Due articoli reperibili on-line sono

Ian Penman, Black Secret Tricknology, in “The Wire” marzo 1995

David Bowie, “You Don’t Wanna Be Painting Your Face Like That…”, Q Magazine”, ottobre 1995

Jukebox

Abbiamo ascoltato dall’album “Maxinquaye”(B’way Records) i brani Aftermath, Overcome, You Don’t, The Hell is Around the Corner

(La copertina di questa settimana è la copertina dell’album di cui parliamo)

Nel 2000 usciva in Francia il primo volume di un fumetto che avrebbe contribuito a modificare in maniera il panorama del genere, Persepolis di Marjane Satrapi. Storia individuale della fumettista alle prese con la crescita nell’Iran dello Scià e poi della Repubblica islamica, storia collettiva di un paese massacrato dalle grandi trasformazioni del Novecento. Persepolis è stato un libro determinante per la nascita di quel genere che oggi viene etichettato come graphic novel. 

In questa puntata di Vanloon abbiamo deciso di raccontare questo libro per noi fondamentale, viaggiando nel mondo del fumetto ma prestando attenzione alla vita di Marjane Satrapi, per costruire una Petit x – la rubrica che dedichiamo alle biografie e ai percorsi di vita- per questo 8-9 marzo di lotta.

Approfondimenti

Persepolis è stato pubblicato in Italia per la prima volta dalla storica casa editrice Lizard ma un contributo fondamentale alla conoscenza di Marjane Satrapi nel nostro paese è stato dato dall’Associazione Mirada di Ravenna che organizzò nel 2003 la mostra itinerante Il velo di Maya. Marjane Satrapi o dell’ironia dell’Iran da cui uscì anche un catalogo che ora potete consultare anche online

Per arricchire la lettura vi suggeriamo due approfondimenti su questo fumetto, con un articolo tratto dal portale Fumettologica e un altro da Ubcfumetti. Infine vi suggeriamo anche la voce dedicata a Marjane Satrapi sul portale Enciclopedia delle donne

Jukebox

Per accompagnare una puntata che parla di lotta e di donne, abbiamo scelto una bella voce della scena hip hop femminista, Shadia Mansour, rapper palestinese-britannica. Abbiamo scelto quest’artista perché il suo percorso ci ha ricordato quello di Satrapi: cresciuta in Occidente, Shadia ha deciso di usare come propria lingua l’arabo sia per supportare la causa del popolo palestinese sia per rompere delle barriere culturali presenti in Europa. Non avendo lei ancora prodotto un album , vi segnaliamo soltanto i titoli delle canzoni che abbiamo ascoltato in puntata. Kofeyye Arabeyye, Beirut, Somos sur feat. Ana Tijoux

(La copertina di questa settimana è presa da un fotogramma del film Persepolis (2007)

In occasione del Black History Month riprendiamo la nostra rubrica “musica e storia” per parlare degli Algiers, band di Atlanta, in Georgia, che ha da poco prodotto un nuovo album, There is no year.

Gruppo dalle sonorità potenti, che contamina post-punk, elettronica e soul per costruire una musica di denuncia e di rabbia, che parla del passato dello schiavismo e della segregazione ma anche del razzismo e del suprematismo bianco del presente.

Approfondimenti

Per preparare la puntata abbiamo letto tanti articoli sulla stampa musicale italiana che ha accolto sempre con grande entusiasmo le uscite di questo gruppo; qui alcuni spunti: 

Mauro Fenoglio, Algiers. Attacco al potere su “Rumore” n°306-307, estate 2017. 

Paolo Dordi e Gianluca Polverari, Algiers. In viaggio verso la redenzione su “Rockerilla” n° 473, gennaio 2020. 

Michele Primi, Sfidiamo l’apocalisse con l’arma del soul, da “La lettura” del 22 dicembre 2019. 

Bellissima lettura da supporto per comprendere questa stagione della musica e della politica statunitense (ma non solo) Fernando Rennis, Politics. La musica angloamericana nell’era di Trump e della Brexit, Arcana 2018.

Jukebox

In questa puntata abbiamo fatto il nostro solito viaggio non cronologico ma tematico attraverso la discografia del gruppo di cui vi abbiamo parlato. Abbiamo selezionato per voi Blood da “Algiers (2015)

Cleveland e Walk like a panther da “The Underside of power (2017)

Dispossession da “There is no year” (2020)

Torna la rubrica di Vanloon Musica&Storia, lo spazio in cui indaghiamo il racconto della storia attraverso le canzoni. In questa puntata andiamo a rintracciare questa forma di narrazione attraverso la produzione musicale legata al gruppo dei Franti, una delle realtà più originali della scena punk torinese degli anni Ottanta e probabilmente della musica indipendente italiana.

Il gruppo che vedeva Marinella “Lalli” Ollino alla voce, Stefano Giaccone seconda voce e sax, Massimo D’Ambrosio al basso, Vanni Picciuolo alla chitarra e Marco Ciari alla batteria ha coniugato una particolare ricerca fatta di contaminazioni fra punk, folk, sperimentalismo jazz, unita ad una forte ricerca narrativa e testuale. Il tutto incanalato con una forte consapevolezza del valore politico di quello che stavano facendo: in particolare per la pratica dell’autoproduzione e della scelta del come e dove suonare, rompendo il meccanismo musicista-spettatore senza rinunciare alla qualità del prodotto.

L’esperienza dei Franti si chiude con un ultimo grande disco, Il giardino delle quindici pietre; i suoi componenti hanno proseguito la loro ricerca in altre forme con progetti come Environs, Orsi Lucille, La Banda di Tirofisso, ma anche in percorsi solisti. In questa puntata vi abbiamo proposto alcune fra le tante canzoni che hanno per noi il sapore della storia.

Approfondimenti

Fra i gruppi degli anni Ottanta del punk italiano i Franti sono quelli che hanno conosciuto forse più interesse, probabilmente per il loro profilo originale. Qui di seguito vi proponiamo alcuni spunti per approfondire.

Cani bastardi (a cura di), Perché era lì. Franti-Antistorie da una band non classificata, Edizioni Nautilus, Torino, 2015

Marinella “Lalli” Ollino, Camminavamo e basta, in Livia Satriano, Gli altri Ottanta. Racconti dalla galassia post-punk italiana, Agenzia X, 2014

I materiali dei Franti, di Lalli, di Stefano Giaccone e degli altri progetti nati successivamente sono stati ristampati con un lavoro di grande attenzione e cura dall’etichetta stella*nera. Spulciando poi nell’archivio di «A/Rivista anarchica» potete trovare interviste e articoli dedicati a questa band e alle sue derivazioni di Marco Pandin.

Jukebox

Queste le canzoni che abbiamo ascoltato: Franti, Le loro voci da “Luna nera” (1982); Orsi Lucille, Quel giorno da “II (Due)” (1992); Ishi, Canzone urgente da “Sotto la pioggia” (1994), in una versione successiva interpretata da Stefano Giaccone; Lalli, Mostar da “Tempo di vento” (1998).

(La copertina di questa settimana è presa da Vice.com)

Nuto Revelli ha avuto una vita ricca, complessa e drammatica che in tanti modi ha intrecciato la “storia”: dapprima da protagonista come ufficiale degli Alpini durante la campagna di Russia e comandante della Resistenza in Piemonte, successivamente come narratore che nei suoi libri ha dato voce al “mondo dei vinti”.

Approfondimenti

Una storia di vita che rientra perfettamente nella nostra rubrica La piccola x, l’appuntamento periodico che Vanloon dedica alla storia attraverso le biografie. Per andare a recuperare la storia di Nuto Revelli abbiamo chiacchierato con Giuseppe Mendicino, scrittore ed esperto di letteratura di montagna, che ha pubblicato nel 2019 con la casa editrice Priuli&Verlucca Nuto Revelli. Vita, guerre, libri.

Il libro di Giuseppe Mendicino è un ottimo stimolo per riprendere in mano i libri di Revelli: particolarmente interessante, per un programma di storia come il nostro, sono La strada del davai (1962), L’ultimo fronte. Lettere di soldati caduti o dispersi nella seconda guerra mondiale (1971), Il mondo dei vinti. Testimonianze di vita contadina (1977) e L’anello forte. La donna: storie di vita contadina (1985), tutti editi da Einaudi. 

Nel libro che vi abbiamo raccontato emerge anche la grande passione per un altro scrittore che è molto caro a Giuseppe Mendicino ed è strettamente connesso alla vita di Revelli, Mario Rigoni Stern. Qui di seguito alcuni articoli dedicati a questi scrittori di montagna: su Mario Rigoni Stern e sul suo rapporto con Primo Levi.

Giuseppe Mendicino ci ha raccontato, nella parte finale dell’intervista, un episodio molto bello della ricerca di Nuto Revelli e della sua battaglia della memoria.

Per chiudere, alcune recensioni della biografia di Nuto Revelli.

Jukebox

Per accompagnare la puntata abbiamo pescato nella produzione di un autore a noi molto caro, Murubutu, che ha parlato di guerra e di dolore in diverse sue canzoni. Noi abbiamo ascoltato Le stesse pietre da “La bellissima Giulietta e il suo povero padre grafomane” (2013) mentre l’altra traccia è di la Kattiveria, Era un giorno come tanti, da “Dove vola l’avvoltoio” (2006) di cui Murubutu è fondatore e voce.