Il 29 agosto del 1987 veniva ucciso a Londra Naji al-Ali, il creatore del celebre personaggio Handala, il bambino scalzo perennemente di spalle. Pur nel mistero che ancora avvolge questo omicidio politico, è chiaro che i disegni del fumettista palestinese rappresentassero una minaccia per tanti, da Israele fino alla dirigenza dell’OLP. In occasione di questo trentacinquesimo anniversario, tramite la nostra rubrica Petit x dedicata alle biografie, abbiamo raccontato la storia di due bambini dei campi profughi, uno di quasi quarant’anni e uno, dal nome di un’erba selvatica, che di anni ne avrà sempre undici.

Approfondimenti

Per approfondire l’opera di Naji al-Ali e poter sfogliare le tavole dedicate ad Handala vi suggeriamo: Naji Al-Ali, Handala. Un bambino in Palestina, traduzione di Ercole Leo Melito, Marotta & Cafiero, 2022 e Filastin. L’arte di resistenza del vignettista palestinese Naji al-Ali, Eris edizioni, 2013, di cui ci siamo fatti raccontare la genesi da Matilde Sali della casa editrice torinese. 

In apertura di puntata poi abbiamo letto un estratto da Ho visto Ramallah, ILISSO, 2005 in cui il poeta  Murid al-Barghuti, amico del fumettista, raccontava il funerale di Naji al-Ali.

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Swell does the Skull di Aldous Harding

De los dias, Los Mas Lindos di Veronica Condomì

Il 7 maggio del 1972, nel corso di una manifestazione antifascista a Pisa la polizia bastonava sul Lungarno Gambacorti il giovane militante anarchico Franco Serantini, che poi la stessa notte sarebbe morto in carcere. In occasione del cinquantesimo anniversario, attraverso la nostra speciale rubrica “Petit x” dedicata alla Storia attraverso le biografie, la redazione di Vanloon ha voluto raccontare la storia, riprendendo lo striscione che apriva il funerale, di un “rivoluzionario anarchico ucciso dalla giustizia borghese”

Approfondimenti

Per chi volesse approfondire la storia di Franco Serantini, apriamo la nostra “cassetta degli attrezzi” segnalandovi i materiali su cui abbiamo lavorato: 

  • Michele Battini, Andai perché ci si crede, Sellerio 2022. 
  • Corrado Stajano, Il sovversivo. Vita e morte dell’anarchico Serantini, Einaudi, 1975. 
  • Il documentario di Giacomo Verde, S’era tutti sovversivi. Vita e morte dell’anarchico Franco serantini del 2002 è stato ripubblicato nel 2008 in una bella edizione da Editrice A e BFS ma è visionabile anche qui.

Fondamentale poi per noi è stata la consultazione dei documenti e dei periodici conservati presso l’Archivio storico della Federazione anarchica italiana di Imola (ASFAI), che ringraziamo ancora per la disponibilità. 

Rodolfo Walsh è stato un giornalista argentino scomparso il 25 marzo del 1977 dopo aver denunciato, con il coraggio e la determinazione che sempre esistono anche nei contesti più disperati come quelli dittatoriali, i crimini della Giunta militare di Videla.

In occasione di questo quarantacinquesimo anniversario abbiamo deciso di ripercorrerne la vita e l’opera, andando alla ricerca delle tracce del suo periodismo narrativo, che ha fatto scuola in tutta l’America latina. Punto di partenza, ovviamente, il grande libro di cui ricorre quest’anno l’anniversario, Operazione Massacro del 1957.

Approfondimenti

La casa editrice Nuova Frontiera ha nel suo catalogo una selezione molto interessante della sua produzione giornalistica: naturalmente Operazione Massacro, ma anche Fotografie e Il violento mestiere di scrivere. Su quest’ultimo titolo ci siamo soffermati perché, grazie all’archivio audio di Radio Radicale, vi abbiamo trasmesso anche un estratto della presentazione che per quell’emittente aveva fatto il giornalista Alessandro Leogrande, curatore della pubblicazione.

Qui trovate il link alla trasmissione completa che consigliamo di ascoltare. Leogrande ha dedicato anche allo scrittore argentino una bella puntata di Wikiradio della Rai che trovate qui.

Per approfondire la produzione letteraria di Walsh vi raccomandiamo anche due titoli proposti dal catalogo delle edizioni SUR: Per non parlar del morto e Variazioni in rosso.

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Puntata sui misteri, della letteratura ma purtroppo anche della realtà: ascolto perfetto Duke Ellington, Anatomy of a murder.

Il 30 novembre 2021 Parigi si è fermata per una grande cerimonia laica: Josephine Baker, ballerina e cantante statunitense, nera, partigiana, icona dei diritti civili nel suo paese d’origine, viene accolta nel Pantheon, fra le grandi donne e, soprattutto, i numerosi grandi uomini di Francia.

 La data scelta non è quella della nascita né della morte ma quella del giorno in cui questa donna ha avuto la naturalizzazione come francese. Una grande cerimonia laica, per un tempio laico: il Presidente della Repubblica francese Emmanuel Macron ha fortemente voluto tutto ciò, per dare un riconoscimento ad una Francia diversa da quella bianca, che guarda con attenzione alla sua storia, in particolare quella della migrazione e del colonialismo. Un cambiamento? Forse no, semplicemente un’abile mossa da campagna elettorale.

Approfondimenti

Nel corso della puntata abbiamo cercato di raccontare la storia di Josephine Baker come maniera per entrare nella complessa storia della Francia: ricostruendo la sua biografia, però ci siamo concentrati sul suo arrivo a Parigi e nella nascita del suo mito, gli anni Venti. Questa scelta è stata dettata dal fatto che in quel momento emancipazione, colonialismo e razzismo erano strettamente intrecciati e forse per questo risulta così interessante, anche per capire il dibattito sulla Francia di oggi. 

Possibili approfondimenti e bibliografia in italiano sono piuttosto difficili da trovare, qui ve ne segnaliamo alcuni:

Matilde Hochkofler, Joséphine Baker, il prossimo spettacolo,  su “Alias-Il Manifesto ” del 27 novembre 2021. 

Daniela Ferro, Josephine Baker. Tra palcoscenico e spionaggio, Greco e Greco, 2017

Abbiamo letto alcuni estratti da un romanzo appena uscito su questa artista, anche se non ci ha convinti del tutto nella sua struttura e nella sua costruzione narrativa,  Gaia de Beaumont, Scandalosamente felice,Marsilio.

Ben più ricca, ovviamente, è la possibilità di conoscere la storia di Baker per i francofoni: a questo link si possono trovare dei bei podcast di vari canali radio francesi. Molto utile è stato ascoltare le parole dello storico francese Pascal Blanchard, che a lungo ha lavorato su tematiche legate al razzismo, all’immigrazione e alla storia della Francia coloniale: qui si trova un’intervista proprio dei giorni della traslazione della salma di Baker al Pantheon.

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In puntata abbiamo ascoltato canzoni di Josephine Baker e un classico, “la vie en rose”

(la foto di questa settimana è presa Harper’s Bazaar)

Per la casa editrice Prospero editore è uscita per la prima volta in Italia l’autobiografia della scrittrice Claire Goll, Cercando di afferrare il vento a cura di Dario Borso. In questa puntata tracciamo un ritratto della poeta, scrittrice, intellettuale che ha vissuto gran parte del ‘900.

Approfondimenti

Claire Goll (1890-1970) ha scritto molti libri di poesie e romanzi ma nessuno è stato tradotto in italiano.

Per il suo ruolo politico di pacifista Goll è citata nel The womens movement in wartime : international perspectives, 1914-1918 a cura diAlison S. Fell e Ingrid Sharp, Palgrave Macmillan, 2007

Paul Celan (1920-1970), di cui parla Dario Borso nell’intervista, è un poeta rumeno che i coniugi Goll incontrano a Parigi. Claire accusa di plagio Celan nel 1953, a tre anni dalla morte di Yvan. Pare che questa accusa, da cui è completamente scagionato, minerà definitivamente la sua psiche già fragile.

Per il pacifismo nella prima guerra mondiale suggeriamo Bruna Bianchi, L’avventura della pace.Pacifismo e grande guerra, Unicopli 2018

I brani che ha letto Alessia sono tutti tratti da Cercando di afferrare il vento di Claire Goll, a cura di Dario Borso, Prospero editore 2021

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Abbiamo ascoltato due brani estratti l’ultimo album di Courtey Barnett, “Things take time, take time” che potete votare come miglior album 2021 che potete votare qui

(In copertina Claire Goll nel 1952 fotografata per Getty Images)

In occasione del centenario della nascita di Mario Rigoni Stern abbiamo dedicato una puntata della nostra speciale rubrica Petite x al racconto delle tante vite dello scrittore della Piana dei Sette comuni di Asiago.

Attraverso i suoi libri, filtro principe dei suoi ricordi, abbiamo riscoperto il sergente maggiore degli Alpini protagonista de Il sergente nella neve del 1953, il reduce che è riuscito a ritrovare la voglia di vivere grazie alla scrittura e naturalmente l’uomo che viveva in simbiosi con la montagna e la natura. 

Approfondimenti

Tutta la produzione letteraria di Rigoni Stern andrebbe letta e discussa e non solo per il centenario: leggere le sue pagine è una delle strade che più facilmente ci permettono di capire cosa sia stata la guerra e in particolare la campagna di Russia. Sappiamo bene che Rigoni Stern ha scritto anche altro ma come ricorda Folco Portinari nell’introduzione della raccolta Racconti di guerra edita da Einaudi nel 2007 è nell’esperienza raccontata dal suo primo libro che si trova il cuore della sua esperienza letteraria. Per tal motivo abbiamo fatto riferimento in puntata a Il sergente nella neve e al racconto lungo Ritorno sul Don del 1973. Per arricchire il racconto di questo autore ci siamo rivolti ad un altro scrittore di montagna, Giuseppe Mendicino, con cui avevamo già parlato di Nuto Revelli, per farci raccontare l’ottimo volume che ha pubblicato per Laterza nel 2021, Mario Rigoni Stern. Un ritratto. Dello stesso autore vi consigliamo anche Giovanni Cenacchi. Dolomiti cuore d’Europa. Guida letteraria per escursionisti fuorirotta, Hoepli, 2021. 

Per l’introduzione sulla storia dell’Armir abbiamo consultato il libro di Thomas Schlemmer, Invasori, non vittime. La campagna italiana di Russia 1941-1943, edito da Laterza nel 2009

Per visitare i luoghi dello scrittore vi consigliamo il sito http://www.iluoghidirigonistern.it da cui abbiamo preso la foto che lo ritrae, primo a destra, nel 1942 in Russia

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