Una puntata dedicata alla storia ambientale, nazionale e imperiale, del fascismo. Al contrario di molti luoghi comuni, nel fascismo di Mussolini non c’era nulla di ambientalista, nessun obiettivo di tutela o conservazione. 

La fascistizzazione dell’ambiente, dei corpi e delle risorse, come della politica e della società, avveniva all’interno di un progetto globale di trasformazione e attraverso la violenza sistematica. Ne parliamo con la storica Roberta Biasillo autrice, insieme a Marco Armiero e Wilko Graf von Hardenberg del libro La natura del duce. Una storia ambientale del fascismo, Einaudi 2022.

Approfondimenti

M. Armiero, W. G. von Hardenberg, Green Rhetoric in Blackshirt: Italian Fascism and the Environment, in “Environment and History”, XIX, n.3,, 2013, pp.283-311.

E. Betti, C. De Maria, Genere, salute e lavoro dal fascismo alla Repubblica, Clionet, Bologna, 2020

R. Biasillo, Socio-ecological colonial transfer: trajectories of the Fascist agricultural enterprise in Libya (1922-43), in “Modern Italy”, XXVI, n.2, 2020, pp.1-18.

V. Deplano, Doveva (ac)cadere? A proposito delle statue e dell’urgenza di decolonizzare l’Europa, in “Zapruder. Storie in movimento”, 13 giugno 2020. Qui: http://storieinmovimento.org/2020/06/13/doveva-accadere/

Progetto digitale di storia pubblica “Postcolonial Italy: Mapping Colonial Heritage” https://postcolonialitaly.com/it/home-2/

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Kokoroko, Abusey Junction, dall’ep “Uman”, 2019

(La copertina di questa settimana è presa dalla rivista “La conquista della terra. Rassegna dell’opera nazionale per i combattenti”, marzo 1937, illustrazione di Duilio Cambellott)

Il 30 novembre 2021 Parigi si è fermata per una grande cerimonia laica: Josephine Baker, ballerina e cantante statunitense, nera, partigiana, icona dei diritti civili nel suo paese d’origine, viene accolta nel Pantheon, fra le grandi donne e, soprattutto, i numerosi grandi uomini di Francia.

 La data scelta non è quella della nascita né della morte ma quella del giorno in cui questa donna ha avuto la naturalizzazione come francese. Una grande cerimonia laica, per un tempio laico: il Presidente della Repubblica francese Emmanuel Macron ha fortemente voluto tutto ciò, per dare un riconoscimento ad una Francia diversa da quella bianca, che guarda con attenzione alla sua storia, in particolare quella della migrazione e del colonialismo. Un cambiamento? Forse no, semplicemente un’abile mossa da campagna elettorale.

Approfondimenti

Nel corso della puntata abbiamo cercato di raccontare la storia di Josephine Baker come maniera per entrare nella complessa storia della Francia: ricostruendo la sua biografia, però ci siamo concentrati sul suo arrivo a Parigi e nella nascita del suo mito, gli anni Venti. Questa scelta è stata dettata dal fatto che in quel momento emancipazione, colonialismo e razzismo erano strettamente intrecciati e forse per questo risulta così interessante, anche per capire il dibattito sulla Francia di oggi. 

Possibili approfondimenti e bibliografia in italiano sono piuttosto difficili da trovare, qui ve ne segnaliamo alcuni:

Matilde Hochkofler, Joséphine Baker, il prossimo spettacolo,  su “Alias-Il Manifesto ” del 27 novembre 2021. 

Daniela Ferro, Josephine Baker. Tra palcoscenico e spionaggio, Greco e Greco, 2017

Abbiamo letto alcuni estratti da un romanzo appena uscito su questa artista, anche se non ci ha convinti del tutto nella sua struttura e nella sua costruzione narrativa,  Gaia de Beaumont, Scandalosamente felice,Marsilio.

Ben più ricca, ovviamente, è la possibilità di conoscere la storia di Baker per i francofoni: a questo link si possono trovare dei bei podcast di vari canali radio francesi. Molto utile è stato ascoltare le parole dello storico francese Pascal Blanchard, che a lungo ha lavorato su tematiche legate al razzismo, all’immigrazione e alla storia della Francia coloniale: qui si trova un’intervista proprio dei giorni della traslazione della salma di Baker al Pantheon.

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In puntata abbiamo ascoltato canzoni di Josephine Baker e un classico, “la vie en rose”

(la foto di questa settimana è presa Harper’s Bazaar)

Murid al-Barghuti, il poeta palestinese scomparso il 14 febbraio di questo 2021, è stato una delle voci più interessanti della letteratura araba contemporanea ma anche uno dei cantori, suo malgrado, della ghurba, la nostalgia struggente dell’esule, la condizione di perenne sradicamento dei palestinesi. Lo abbiamo raccontato attraverso la nostra rubrica dedicata alle storie di vita Petit x, dialogando con Wassim Dahmash dell’Università di Cagliari a partire dal libro Sono nato lì, sono nato qui, pubblicato da poco da Edizioni Q.

Approfondimenti

In Italia purtroppo possiamo leggere poco dell’opera di Barghuti: oltre alla sua autobiografia Sono nato lì, sono nato qui di Edizioni Q di cui vi abbiamo parlato e letto dei passaggi in puntata vi raccomandiamo anche di recuperare quello che può essere considerato il primo volume della sua storia di vita Ho visto Ramallah, edito da ILISSO nel 2005 e alcune sue poesie che si possono trovare nella raccolta In un mondo senza cielo. Antologia di poesia palestinese,Giunti del 2007a cura di Francesca Maria Corrao. 

Vi segnaliamo anche un’intervista di ricordo di Barghuti a Dahmash realizzata da Radio Onda Rossa all’indomani della morte del poeta.Infine vi consigliamo di scoprire gli altri titoli della collana “Memoria palestinese” di Edizioni Q.

Avevamo intervistato Wassim Dahmash in una puntata dedicata ai trent’anni dalla prima Intifada nel 2017

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Ad accompagnarci in puntata la canzone dei Ministère des affaires populaires, Palestine.

(la foto di questa settimana è stata scattata a Bologna dalla redazione a maggio 2021 durante le proteste contro i bombardamenti israeliani sulla striscia di Gaza )

110 anni fa l ‘Italia di Giolitti invade la Libia per avere il suo tanto desiderato posto al sole. L’esercito italiano trova però resistenze dentro e fuori la Cireneaica e la Tripolitania sin da subito. Vi raccontiamo infatti la storia di Augusto Masetti, anarchico e antimilitarista, e di Salima Al-Maqus, partigiana della regione del Fezzan.

Ci accompagna in questa puntata Sofia Bacchini, del centro studi movimenti di Parma

Approfondimenti

Sulla guerra di Libia sono uscite molte cose, noi abbiamo letto Nicola Labanca, La guerra italiana per la Libia 1911-1931, edito da Il Mulino nel 2012.

Per uno studio sul rapporto tra italiani e colonia avevamo intervistato Gabriele Proglio nel 2016, riascoltabile qui

Per la biografia di Augusto Masetti ci siamo basate sugli scritti e le ricerche svolte per la nostra mostra del novembre 2012, Masetti: l’uomo che disse no alla guerra!” e sul libro di Laura De Marco, Il soldato che disse no alla guerra: storia dell’anarchico Augusto Masetti (1888-1966), Spartaco, 2003,

Per la storia di Salima Al Maqus abbiamo letto l’articolo di Michela Pusterla e Ahmed Badr all’interno de I quaderni di Cirene/fucsia del collettivo Resistenza in Cirenaica, uscito nel 2020 e che potete ordinare qui

Il cinegiornale che avete ascoltato all’inizio è dell’istituto Luce ed è visibile su Yutube

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Abbiamo ascoltato alcuni pezzi del cantante libico Ahmed Fakroun, nato a Bengasi nel 1953, pioniere della musica araba moderna

(L’immagine di questa settimana è presa da una cartolina diffusa nel 1911-12 che esalta “i valorosi combattenti nel nome d’Italia nostra in Libia” fonte Wikipedia)

Nel 1996 il chitarrista Ry Cooder assieme al figlio Joachim e al produttore britannico Nick Gould atterrano a Cuba con un obiettivo molto ambizioso.

A causa di più trent’anni di embargo statunitense, dall’isola è uscita pochissima musica e il mercato occidentale poco conosce del famoso son. Negli studi Egrema de L’Avana viene radunato il meglio della scena musicale della capitale: vecchie glorie del passato quasi dimenticate come Ibrahim Ferrer, star senza tempo come Compay Segundo e protagonisti dei palcoscenici della Cuba socialista come Eliades de Ochoa del Cuarteto patria. Da questa jam-session di due settimana nacque un disco memorabile, Buena vista social club e un film omonimo realizzato da Wim Wenders nel 1998.  

Partendo dal venticinquesimo anniversario del disco andiamo ad indagare quella storia, mettendone in luce anche delle grosse semplificazioni.

Approfondimenti

Un buon inquadramento della “questione Buena vista” lo si può trovare con un ottimo articolo del musicista e critico musicale Valerio Corzani su “Alias” dell’11 settembre Buena Vista Social Club, ritorno al futuro. Altro articolo molto utile è la recensione dell’edizione del 25esimo anniversario del disco scritta da Andrea Trevaini su “Buscadero”n°447 del settembre 2021. 

Come avete sentito, nel corso della puntata abbiamo scelto di raccontare quello che si trova nella storia di Buena Vista Social Club, immergendoci nella Cuba della prima metà del Novecento. 

Per questo abbiamo fatto ricorso alle parole di Leonardo Padura Fuentes, grande giallista cubano che ha messo al centro di un’avventura del suo detective Mario Conde proprio L’Avana degli anni d’oro della musica in La nebbia del passato (Marco Tropea 2008) libro che vi consigliamo assolutamente di leggere. Per avere una buona cornice storico-musicale della storia cubana vi consigliamo la serie di podcast di Zibaldone, programma in lingua italiano di Radio Contrabanda di Barcellona Fidel alla linea del 2017: in particolare, utili per questa storia, sono le prime quattro.

Per averne un assaggio comunque vi raccomandiamo la lettura di La canzone all’opposizione a cura di Steven Forti e Sergio Secondiano Sacchi, voci del podcast, pubblicato su A/Rivista anarchica n. 418 estate 2017

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Abbiamo ascoltato El carrattero, Chan chan e El quarto de la tula

(la foto di copertina è di Getty images e rappresenta una cartolina del Lefty Clark’s New Casino, conosciuto da tutti come Tropicana Club, a L’Havana negli anni ’50)

Protagonista di questa puntata è l’Europa donna e nera. 

Il mondo editoriale e quello della cultura sono luoghi del “privilegio bianco” e hanno avuto molte resistenze a pubblicare opere di autrici nere o che parlano di nere o di soggetti queer, working class e di persone che vivono ai margini della società e della cultura mainstream. Qualcosa è cambiato negli ultimi anni, in particolare grazie all’onda del movimento statunitense Black Lives Matter e all’impatto che questo ha avuto in Italia e in Europa. In questa puntata facciamo incontrare il Black History Month, che si celebra ormai da qualche anno nel mese di febbraio, con Lotto Marzo a partire da due libri bellissimi: il romanzo di Bernardine Evaristo, Ragazza, donna, altro, BigSur, 2020 e il saggio di Oiza Queens Day Obasuyi, Corpi estranei, People, 2020. 

Oiza Queens Day Obasuyi è nostra ospite in puntata e con lei parliamo di corpi delle donne nere, di stereotipi, di mentalità colonialiste, di cittadinanza e migrazioni, di razzismo e antirazzismo.

Approfondimenti

Un assaggio del libro di Oiza Queens Day Obasuyi su “Il libraio”

Una bella intervista a Bernardine Evaristo su “The Guardian

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Abbiamo ascoltato Cynthia Richards, If your’re ready come go with me del 1974

(La copertina di questa settimana è presa da Aida Muluneh, Sai Mado, The Distant Gaze, 2016, Fotografia digitale)