La puntata di questa settimana è dedicata a uno degli ambiti preferiti di Vanloon, la storia dei movimenti, in particolare al trentennale del movimento della Pantera. Abbiamo intervistato Simone Lucido, attivista della Pantera di Palermo, città che ha generato il movimento con l’occupazione della Facoltà di Lettere il 5 dicembre del 1989. Scopriamo grazie a lui che quella non fu un’esplosione improvvisa ma il risultato di tanti fattori, compresi una lunga, anche se quasi sconosciuta, effervescenza politica e culturale del meridione durante gli anni ‘80.

Approfondimenti

Qualche libro per avvicinarci alla storia e alla genesi di questo movimento

Nando Simeone, Gli studenti della pantera. Storia di un movimento dimenticato, Alegre 2010

AA.VV., L’aeroplano e le stelle. Storia orale di una relatà studentesca prima e dopo la pantera,Manifestolibri 1995

Marco Capitelli(a cura di), La pantera siamo noi, Istant books C.I.D.S 1990

Jukebox

Per la puntata di oggi, vi abbiamo proposto gli albori del rap italiano con “Stop al panico!” del 1991, pezzo figlio della Pantera e dei centri sociali degli anni ‘90 e quello che ormai possiamo definire un classico, Neffa e i messaggeri della dopa con “Aspettando il sole” dall’album omonimo del 1996

In occasione del Giorno del ricordo abbiamo fatto due chiacchiere con Viola Santi, storica, che nei suoi studi si è occupata di confine orientale. In particolare siamo andati a scandagliare il processo di “riscoperta” delle foibe che ha portato alla legge sul ricordo del 2004 e ci siamo chiesti perchè da storia- evento locale, quella delle foibe sia passata a rappresentare una delle autobiografie della nazione, per la gioia della destra nazionalista.

Approfondimenti

Per questa puntata abbiamo citato l’articolo dello storico Davide Conti uscito su “Il Manifesto” il 4 febbraio, l’articolo dello storico Eric Gobetti uscito su “la Repubblica” il 6 febbraio.

L’anno scorso avevamo inervistato lo storico Piero Purich del collettivo Nicoletta Burbaki che si occupa di fake-news e inesattezze varie riguardo il confine orientale.

Sul blog “Gli stati generali” lo storico David Bidussa ci invita ad una riflessione intorno alla narrazione delle foibe solo da una parte

Sul sito dell’istituto storico della Resistenza del Friuli Venezia Giulia è stato pubblicato un vademecum per il giorno del ricordo, da scaricare e leggere

Viola Santi ha scritto vari articoli sul confine orientale, l’ultimo è questo su “lavoro culturale” di cui ci ha parlato in puntata

Jukebox

Questa settimana abbiamo scelto il gruppo punk sloveno anni ’70 Paraf con la canzone revolutja

(La copertina di questa settimana è presa da un particolare del campo di concentramento di Rab (Croazia) scattatata ad agosto 2017. Questo di Rab è il più grande campo di concentramento italiano in Jugoslavia per la repressione dei civili sloveni e croati)

In occasione dell’anniversario della Strage di Piazza Fontana abbiamo intervistato la storica Sara Troglio del Laboratorio Lapsus di Milano e autrice, insieme ad altri, del libro Dopo le bombe (Mimesis, 2019) e lo storico e attivista Toni Senta. Con i nostri ospiti abbiamo analizzato la dimensione pubblica della memoria di Piazza Fontana, l’uso politico che ne viene fatto, le verità e le omissioni sulle responsabilità dell’attentato.

Approfondimenti

Ottime letture per approfondire, ovviamente

  • A.a. V.v., Dopo le bombe. Piazza Fontana e l’uso pubblico della storia, Mimesis 2019
  • Paolo Morando, Prima di Piazza Fontana. La prova generale, Laterza, 2019
  • Enrico Deaglio, La bomba. Cinquant’anni di piazza Fontana, Feltrinelli, 2019
  • Marco Grispigni, Quella sera a Milano era caldo, Manifestolibri, 2016 (v. anche la nostra intervista).

Jukebox

Cut Killer, Assassin de la police, dall’album “187 on a Muthafackin’Cop” colonna sonora del film La haine di Mattieu Kassovitz (1995); Molotov, Gimme tha Power dall’album”Dónde Jugarán Las Niñas?” (1997); Montelupo, La ballata di Pinelli, dall’album “Il canzoniere anarchico” (goodfellas 2014).

(La copertina di questa settimana è presa dall’archivio de «Il giorno»)

A cinquant’anni dalle lotte dell’Autunno caldo abbiamo intervistato la storica Eloisa Betti sulla parabola della precarietà del lavoro in Italia, dagli anni Sessanta fino ai giorni nostri scoprendo che, nonostante i “trenta gloriosi” e il mito della piena occupazione, ci sono state categorie di lavoratori e lavoratrici escluse dalla stabilità per il cui ottenimento hanno combattuto.

Approfondimenti

Il libro di Eloisa Betti è Precari e precarie. Una storia dell’Italia repubblicana (Carocci 2018). Avevamo già fatto cenno alla precarietà in chiave storica nella puntata della stagione scorsa dedicata alla storia del lavoro libero/non libero. Per un quadro d’insieme vi consigliamo i volumi di Andrea Sangiovanni, Tute blu. La parabola operaia nell’Italia repubblicana (Donzelli 2006), Stefano Musso, Storia del lavoro in Italia: dall’unità a oggi (Marsilio 2015), Marica Tolomelli, L’Italia dei movimenti. Politica e società nella Prima Repubblica (Carocci 2015) e Luciano Gallino, Il lavoro non è una merce. Contro la flessibilità (Laterza 2007).

Jukebox

Per questa puntata ci hanno accompagnato un pezzo di Bruce Springsteen The river dall’album omonimo del 1980 e Siamo stufe, brano scritto dal Movimento Femminista Romano. Questa interpretazione è nel disco “Canti di donne in lotta” del Canzoniere femminista, gruppo musicale del comitato per il salario al lavoro domestico di Padova del 1975. Infine, abbiamo ascoltato una scena famosissima del film di Elio Petri del 1971 La classe operaia va in paradiso.

(La copertina di questa settimana è presa dal sito dell’Aiso – Associazione italiana di storia orale)

Abbiamo intervistato Alejandra Dandan, attivista per i diritti umani e responsabile dei contenuti museografici dell’Esma di Buenos Aires, prima caserma e luogo di tortura durante la dittatura di Videla, ora uno spazio a metà tra centro di memoria e museo. In un intreccio tra la storia, memoria viva e presente fatto di lotte e rivendicazioni.

Approfondimenti

Anche l’apertura dello spazio della memoria dell’Esma non è stato semplice. Prima della sua inaugurazione nel 2004 il governo argentino avrebbe voluto costruire un ambiguo monumento della riconciliazione nazionale. Solo dopo le proteste dei testimoni ancora vivi, delle abuelas de Plaza de Mayo e della gente comune, si è deciso di farlo diventare ciò che è oggi. Sul sito dedicato all’Esma si possono trovare foto e documentazione su passato e presente della caserma. Per un racconto dettagliato della dittatura Argentina:

  • Marcos Novaro, La dittatura argentina (1976-1983), Carocci, 2005
  • Norma Victoria Berti, Donne ai tempi dell’oscurità: voci di detenute politiche nell’Argentina della dittatura militare, SEB 27, 2009
  • Judith Gociol, Hernán Invernizzi, Golpe ai libri: la repressione della cultura durante l’ultima dittatura militare in Argentina (1976-1983), Nova Delphi, 2015

Jukebox

In questa puntata ci ha accompagnato Mercedes Sosa, voce argentina tra le più importanti per l’America latina e per il mondo. Abbiamo ascoltato il classico Cambia, todo cambia e Razòn de vivir.

(La copertina di questa settimana è presa dal sito dell’Esma ed è una foto del giorno dell’inaugurazione del museo il 24 marzo 2004)

Nuto Revelli ha avuto una vita ricca, complessa e drammatica che in tanti modi ha intrecciato la “storia”: dapprima da protagonista come ufficiale degli Alpini durante la campagna di Russia e comandante della Resistenza in Piemonte, successivamente come narratore che nei suoi libri ha dato voce al “mondo dei vinti”.

Approfondimenti

Una storia di vita che rientra perfettamente nella nostra rubrica La piccola x, l’appuntamento periodico che Vanloon dedica alla storia attraverso le biografie. Per andare a recuperare la storia di Nuto Revelli abbiamo chiacchierato con Giuseppe Mendicino, scrittore ed esperto di letteratura di montagna, che ha pubblicato nel 2019 con la casa editrice Priuli&Verlucca Nuto Revelli. Vita, guerre, libri.

Il libro di Giuseppe Mendicino è un ottimo stimolo per riprendere in mano i libri di Revelli: particolarmente interessante, per un programma di storia come il nostro, sono La strada del davai (1962), L’ultimo fronte. Lettere di soldati caduti o dispersi nella seconda guerra mondiale (1971), Il mondo dei vinti. Testimonianze di vita contadina (1977) e L’anello forte. La donna: storie di vita contadina (1985), tutti editi da Einaudi. 

Nel libro che vi abbiamo raccontato emerge anche la grande passione per un altro scrittore che è molto caro a Giuseppe Mendicino ed è strettamente connesso alla vita di Revelli, Mario Rigoni Stern. Qui di seguito alcuni articoli dedicati a questi scrittori di montagna: su Mario Rigoni Stern e sul suo rapporto con Primo Levi.

Giuseppe Mendicino ci ha raccontato, nella parte finale dell’intervista, un episodio molto bello della ricerca di Nuto Revelli e della sua battaglia della memoria.

Per chiudere, alcune recensioni della biografia di Nuto Revelli.

Jukebox

Per accompagnare la puntata abbiamo pescato nella produzione di un autore a noi molto caro, Murubutu, che ha parlato di guerra e di dolore in diverse sue canzoni. Noi abbiamo ascoltato Le stesse pietre da “La bellissima Giulietta e il suo povero padre grafomane” (2013) mentre l’altra traccia è di la Kattiveria, Era un giorno come tanti, da “Dove vola l’avvoltoio” (2006) di cui Murubutu è fondatore e voce.