In questa puntata andiamo alla scoperta del mondo del Sex Work. Abbiamo deciso di soffermarci sugli ultimi decenni del Novecento per attraversare qualche passaggio decisivo come la legge Merlin in Italia e la nascita della soggettività politica delle sex workers che negli anni Ottanta darà vita a reti e incontri internazionali.

Il sex work è un mondo ancora oggi molto complicato tra stigma, leggi difficili, razzismo, violenza e un dibattito femminista incapace di comprendere l’esistenza stessa delle lavoratrici del sesso. Per orientarci in questo panorama è intervenuto ai nostri microfoni il Collettivo Ombre Rosse, collettivo femminista di sex worker ed alleate

Approfondimenti

Abbiamo letto:

Lettere dalle case chiuse, Lina Merlin e Carla Barberis,Edifis, Fondazione Anna Kuliscioff, 2017
Maitresse Nikita e Thierry Schaffauser,Fiere di essere puttane, DeriveApprodi, 2009
Giulia Garofalo Geymonant, Vendere e comprare sesso, il Mulino, 2014
Giulia Selmi, Sex Work: il farsi lavoro della sessualità, Bebert, 2016

Questo il link del blog di Ombre Rosse invece qui la pagina facebook

Abbiamo anche ascoltato un estratto dell’intervista che Enzo Biagi fece a Lina Merlin nel 1975 nel programma “Dicono di lei”

Segnaliamo anche questo testo da poco uscito che non abbiamo fatto in tempo a leggere:
Cirus Rinaldi,Uomini che si fanno pagare. Genere, identità e sessualità nel sex work maschile tra devianza e nuove forme di normalizzazione, DeriveApprodi, 2020

Jukebox

Abbiamo ascoltato le spagnole Tribade con il brano Abolo, Tribade, dall’album “Propaganda Pel Fet!” (2020)

(La copertina di questa settimana è presa da Sex Work: il farsi lavoro della sessualità, pag.72.)

In questa puntata vi raccontiamo una storia dei “non garantiti” della working class inglese. Tra i quartieri razzializzati di un grigio e monotono Nottinghamshire degli anni ‘80 e ‘90, un ragazzo di nome D. Hunter esce vivo da anni di violenza e di abusi e diventa un attivista queer anticapitalista. La sua storia è diventata un libro: Chav. Solidarietà coatta, curato e tradotto dal nostro ospite, lo scrittore Alberto Prunetti

Approfondimenti

Oltre al già citato D. Hunter, Chav. Solidarietà coatta, Edizioni Alegre 2020, vi consigliamo la lettura di O. Jones, Chavs: The Demonization of the Working Class, Verso Books, 2016 e una bella recensione uscita su “Il Manifesto” del 18 aprile 2020, G. de Michele, I disumanizzati della working class

Jukebox

Abbiamo ascoltato il gruppo britannico Sleaford Mods con Tied up in Nottz, dall’album “Divide and Exit”, 2014 e Jobseeker, dall’album “The Mekon”, 2008

(La copertina di questa settimana è presa da…)

Nel nostro #maggioworkingclass non poteva mancare la musica: canzoni, melodie e stornelli hanno sempre accompagnato il mondo del lavoro e della lotta e sono una memoria viva che è stata conservata e trasmessa.

Caratteristica della musica popolare è quella di essere un qualcosa di vivo e frutto di costanti sperimentazioni e innovazioni. Esempio ne sono Le Figliole,  un trio con  base a Pistoia che nel 2018 ha pubblicato l’album Terre. Abbiamo  fatto due chiacchiere con Pamela Cerchi, Rachele Giannini e Satì Piastrelli e ci hanno raccontato  del loro lavoro.

Approfondimenti

Vi diamo qualche spunto per approfondire questo ricco filone musicale che è stato anche terreno di ricerca per la storia orale, etnografia ed etnomusicologia. I nomi cui far riferimento in questo filone sono ovviamente quelli di Ernesto De Martino, Gianni Bosio, Alan Lomax, Cesare Bermani e Alessandro Portelli, per cui si possono veramente prendere tante strade

Nel numero di 443 di A/rivista anarchica di maggio c’è un articolo che sembra il perfetto accompagnamento della puntata, Donne, l’altro canto di Laura Pescatori. 

Vale la pena recuperare un libro uscito nel 2009 per Zero in condotta, Il canto anarchico in Italia dell’Ottocento e del Novecento di Franco Schirone e Santo Catanuto. 

Vi invitiamo a recuperare un vecchio libro di Cesare Bermani, Una storia cantata.1962-1997: trentacinque anni di attivit del Nuovo Canzoniere Italiano / Istituto Ernesto de Martino, edito da Jaca Book nel 1997. 

Vi ricordiamo, come nella puntata dedicata ai 150 anni di Lenin, il libro di Antonio Fanelli, Contro canto. Le culture della protesta dal canto sociale al rap, edito da Donzelli del 2017. 

Infine, con piacere, riscopriamo la prima volta in cui ci eravamo occupati di Quei là postadi al mur. Cantata per Malga Zonta un bellissimo lavoro letterario e musicale di Gabriele Zobele e Alessandro Boratti del 2011. 

Jukebox

Nella puntata, naturalmente, abbiamo ascoltato le canzoni dell’album Terre de Le Figliole: Lule lule, Poveri soldati e Fimmine fimmine

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(La copertina di questa settimana è presa da le figliole, foto.)

In questa puntata continuiamo a raccontarvi la Resistenza in occasione del 75° anniversario della Liberazione e del nostro “mese partigiano” e lo facciamo attraverso il libro Partigiani d’oltremare. Dal corno d’Africa alla Resistenza italiana edito da Pacini (2019) insieme all’autore Matteo Petracci.

Approfondimenti

In ogni caso in cui si parli di Resistenza non si può non citare un libro spartiacque nella storiografia italiana: Claudio Pavone, Una guerra civile. Saggio storico sulla moralità della Resistenza, Bollati Boringheri (1991)

Abbiamo dedicato una puntata a questo importante storico nel dicembre 2016

Il collettivo di scrittori Wu Ming ha dedicato un bell’articolo ai partigiani stranieri nella Resistenza dal titolo “Partigiani migranti. La Resistenza internazionalista contro il fascismo italiano” lo potete leggere qui

Anche noi di Vanloon nell’aprile del 2017 abbiamo dedicato una puntata ai partigiani stranieri che hanno combatutto a Bologna, e avevamo trovato delle belle storie, “partigiani di tutto il mondo unitevi!

Jukebox

Per questa puntata abbiamo ascoltato

Atarassia Grop con La preghiera dei banditi dall’album “Non si può fermare il vento”(2006)

Gang con Ottavo chilomentro dall’album “Sangue e cenere”(2015)

(La copertina di questa settimana è presa dalla copertina del libro “Partigiani d’oltremare”)

Abbandoniamo l’Emilia, e la nostra cara Bologna per andare più a nord, a Milano. Una città che come tante altre raccontata tramite stereotopi che nascondono tante altre realtà. La Milano di cui vi parliamo in questa puntata è quella del quartiere chiamato Ticinese, dei punk e dei movimenti, della famosissima libreria Calusca e di Primo Moroni, il librario del movimento.

In occasione dei vent’anni dalla scomparsa di Primo Moroni (2018), vari siti e media di movimenti si mettono insieme per creare uno speciale che poi è diventato un libro Geografie della rivolta. Primo Moroni, il librario del movimento.

Maysa Moroni curatrice del libro ai nostri micorofoni ci ha raccontato la rete di realtà che hanno realizzato la pubblicazione, uno spaccato della sua infanzia dentro la libreria Calusca, passando fra le questioni che hanno caratterizzato la vita e l’attivismo del padre e che continuano ad essere contingenti.

Approfondimenti

Abbiamo parlato di Geografie della rivolta. Primo Moroni, il librario del movimento, edito da Dinamopress con la collaborazione di Cox 18, Calusca City Lights, Archivio Primo Moroni.
https://www.dinamopress.it/
https://cox18.noblogs.org/
Archivio Primo Moroni
Suggeriamo la lettura di:
Ca’ Lusca: scritti e interventi di Primo Moroni, Archivio Primo Moroni e Calusca City Lights, 2001
Nanni Balestrini e Primo Moroni, L’ orda d’oro: 1968-1977. La grande ondata rivoluzionaria e
creativa, politica ed esistenziale, Feltrinelli, 1997

Jukebox

Per questa puntata abbiamo ascoltato

Milano antartica dei Kalashnikov Collective dall’album “L’ algebra morente del cielo” (2015)

Un passo dopo l’altro degli RFT dall’album “Milano hardcore vol.2” (2002)

L’intervista completa a Primo Moroni si trova a questo link

(La copertina di questa settimana è presa dalla copertina del libro “geografie della rivolta”)

A parlare di calcio e antifascismo la prima immagine che viene in mente è quella di una fila di calciatori che fanno il saluto romano, ma solo uno di loro rimane con le braccia sui fianchi. Questa Immagine è una foto del 1931 dove Bruno Neri, calciatore e partigiano, viene immortalato. Una foto diventata quasi un santino. In pochi sanno però che lo stesso Bruno non si limitò a quel gesto, ma divenne partigiano e morì per mano nazista. La storia di Bruno Neri è la prima che Edoardo Molinelli racconta nel suo Cuori partigiani: la storia dei calciatori professionisti nella Resistenza italiana, e pagina dopo pagina si incontrano calciatori con storie davvero interessanti come per esempio quella di Giuseppe Peruchetti, portiere dell’Inter e partigiano con Beppe Fenoglio, o quella di Raf Vallone non solo giocatore del Torino e partigiano ma anche giornalista e attore.
Tante belle biografie che tra un calcio al pallone e uno ai fascisti, ci fanno riflettere su come i calciatori di oggi possono influenzare o meno l’opinione pubblica

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Approfondimenti

Oltre a Cuori partigiani, sempre nell’ambito sport, fascismo e resistenza vi consigliamo

Marisa Canella e Sergio Giustini, Sport e fascismo, Franco Angelio 2009

Massimo Novelli, Bruno Neri.Il calciatore partigiano, Graphen 2002

Un bel percorso didattico su sport, fascismo e Resistenza è disponibile sulla rivista di didattica della storia dell’Istituto nazionale Ferruccio Parri, Novecento.org

Jukebox

Questa puntata è stata accompagnata dal disco “Sunday Boys“, nuova produzione della band sardo-bolognese punk oi! Zeman. Anche Sunday boys è una produzione di Hellnation
Abbiamo ascoltato:
La nostra gioventù e Bar dei ragazzi