Torna la nostra rubrica petit x, l’appuntamento che dedichiamo alla Storia letta attraverso le biografie e le storie di vita, con la presentazione dell’ultimo libro uscito in Italia del fumettista Nicola Gobbi, Rosso è il perdono. Redenzione di una brigatista, edito da Rizzoli Lizard nel 2020 con la sceneggiatura di due giornalisti francesi, Arnaud Gonzague e Olivier Tosseri. Una bella occasione per parlare di anni Settanta, della stagione dei movimenti e della lotta armata italiana ma anche delle maniere con cui l’arte e il fumetto in particolare possono raccontare il passato.

Approfondimenti

Nicola Gobbi è un disegnatore anconetano che lavora prevalentemente in Francia e ha più volte messo la sua matita al servizio del racconto della realtà: dal suo primo libro realizzato assieme a Jacopo Frey In fondo alla speranza. Ipotesi su Alex Langer, Comma 22 del 2013 fino alla sua ultima uscita del 2020 Tropiques toxiques su sceneggiatura di Jessica Oublié ed edito da Les Escales. In ogni suo libro, pur sceneggiato da altri, Nicola ha sempre inserito un tocco autoriale molto importante, che ha permesso di dare un’autentica definizione, pratica, della categoria fumetto di realtà. Un titolo per scoprire ciò di cui ci ha parlato in puntata è Come il colore della terra, edito da Eris Edizioni nel 2015 su sceneggiatura di Marco Gastoni.  In altre puntate vi abbiamo parlato di letteratura e lotta armata, oggi vi suggeriamo, sempre per inquadrare il discorso Gabriele Vitello, L’album di famiglia. Gli anni di piombo nella narrativa italiana, Transeuropa, 201

Jukebox

Per parlare della storia di una donna abbiamo scelto una cantate che è andata via troppo presto e di cui sentiamo la mancanza, Amy Winehouse. L’abbiamo ricordata con Valerie cover della band inglese The Zutons, Back to black dall’omonimo album del 2006 e Stronger than me dall’album “Frannk” del 2003

(La copertina di questa settimana è presa da una scena del fumetto)

Il 17 ottobre 1961 è una data da collocare nel calendario civile: a sessant’anni dalla Semaine sanglante contro i comunardi, Parigi tornava ad essere teatro di una repressione brutale che avrebbe portato in una sola nottata a qualche centinaio di morti.

I Francesi musulmani d’Algeria, etichetta burocratese per indicare gli algerini cittadini francesi ma non del tutto, erano scesi in strada in un corteo pacifico per chiedere la pace in Algeria, la liberazione dei prigionieri politici e la fine del coprifuoco che era stato loro imposto. Il risultato fu la violenza della polizia che riversò sui manifestanti, le centinaia di cadaveri che nei giorni successivi vennero recuperati dalla Senna e il silenzio attorno a questa strage. Unica traccia la mattina del 18, una scritta sul parapetto dell’Ile Saint Louis: Ici on se noie des algériens, qui si annegano degli algerini

Approfondimenti

La storia della strage del 17 ottobre 1961 è una storia di repressione, paura e razzismo, nel contesto di un complesso processo di liberazione nazionale che è stata la Guerra d’Algeria. In rete si possono trovare tanti articoli in italiano, ma occorre avere un po’ di pratica con il francese per approfondire veramente: come nostro solito noi vi diamo qualche pista. 

Per inquadrare il contesto , Benjamin Stora, La Guerra d’Algeria (Il Mulino 2009) e Andrea Brazzoduro, Soldati senza causa. Memorie della guerra d’Algeria (Laterza 2012) 

La prima opera che parlò del massacro degli algerini è stata quella di Paulette Péju, Ratonnades à Paris oggi edita come Ratonnades à Paris précédé de Les harkis à Paris (La Découverte 2000)

Il merito di aver riscoperto questa storia e di aver individuato le responsabilità istituzionali del prefetto di polizia Maurice Papon va a Jean-Luc Einaudi, autore nel 1991 di La bataille de Paris. 17 octobre 1961, Seuil. 

Un bel podcast di France Culture ci spiega la storia della foto nella nostra immagine di copertina, qui

Chiudiamo con due romanzi Didier Daeninckx, Meurtres pour mémoire e Leila Sebbar, La Seine était rouge, pubblicati in numerose edizioni

Jukebox

Per la puntata abbiamo usato diverse canzoni della rapper di Marsiglia Keny Arkana: Entre les lignes #2: 20.12, Ils ont peur de la liberté, Prière e Faut qu’on s’en sorte

Nel dibattito pubblico sulla lotta armata, le organizzazioni indipendentiste non sono più un attore politico presente e, soprattutto, rappresentano una posizione ormai privata di ogni legittimità. Continue reading →

Il 16 marzo del 1978 la scorta di Aldo Moro veniva attaccata da un gruppo di militanti delle Brigate rosse. Un momento questo che è entrato nell’immaginario collettivo ma è diventato anche Continue reading →

Ci immergiamo negli anni della lotta armata soffermandoci sul libro Visto censura. Lettere di prigionieri politici in Italia (1975-1986) che racconta storie di carceri speciali e di lotte per i diritti dei detenuti. Lo facciamo con Emma Bombarda e Matteo Pioppi, che hanno curato il libro per BéBert Edizioni.