Il 14 luglio 1948 Antonio Pallante, un giovane di estrema destra, si recò armato nei pressi di Montecitorio ed esplose quattro colpi su Palmiro Togliatti, l’allora segretario del Partito comunista italiano. Il “migliore”, così era noto a compagni e ammiratori, fu senza dubbio una delle più importanti figure politiche dell’età repubblicana e la leggenda vuole che in quell’occasione, con due pallottole in corpo, riuscì a pronunciare le parole “state calmi, non perdete la testa”. Com’è noto, il colpo non andò a buon fine: l’intervento chirurgico d’urgenza riuscì e il leggendario “Ercoli” salvò la pellaccia restando a capo del suo partito fino al 1964.

Tuttavia, in quelle torride giornate di settant’anni fa, a preoccupare gli animi di democristiani e comunisti, sovietici e americani è ciò che avvenne fuori dalla sala operatoria: un imponente sciopero generale spontaneo si diffuse assieme alla notizia del fatto, molte fabbriche del triangolo industriale vennero occupate e presidiate in armi, diversi tafferugli finirono nel sangue, sul Monte Amiata fu l’insurrezione. Solo l’intervento massiccio della “celere” di Scelba e i nervi saldi dei dirigenti comunisti – e forse anche le vittorie di Bartali al Tour de France – riuscirono nel di qualche giorno a riportare la calma nel paese. Ma qua e là ex partigiani in armi sognarono e lottarono per terminare ciò che avevano interrotto il 25 aprile di tre anni prima e far sentire finalmente il proprio peso in un’Italia che sembrava sprofondare nuovamente nel gattopardismo strisciante sempre incline al “chi te lo fa fare”.

Approfondimenti

Un resoconto da parte di un co-protagonista della vicenda, apparso per il trentennale, è quello di Massimo Caprara, L’attentato a Togliatti. 14 luglio 1948: il PCI tra insurrezione e programma democratico (Marsilio, 1978). Una ricostruzione storiograficamente più accurata, e di piacevolissima lettura, è invece quella di Giovanni Gozzini, Hanno sparato a Togliatti. L’Italia del 1948 (il Saggiatore, 1998). Pur non avendolo ancora letto, nella puntata vi abbiamo segnalato l’uscita recente di Prove tecniche di rivoluzione. L’attentato a Togliatti, luglio 1948 di Giuseppe Pardini (Luni, 2018). Del “processo alla Resistenza”, invece, restituisce un quadro accurato Michela Ponzani, L’offensiva giudiziaria antipartigiana nell’Italia repubblicana (1945-1960), Aracne, 2008. Riascoltandoci, ci è sembrato che la resa radiofonica di alcuni passaggi sulla “doppiezza” comunista non siano all’altezza della ricchezza della ricerca storiografica su questi temi. Fra chi difende a spada tratta l’autonomia (e la genesi “nazionale” delle elaborazioni del Pci) e chi invece, ancora oggi, ne sottolinea la dipendenza da Mosca e la sottomissione a “baffone”, vi consigliamo caldamente di dare un’occhiata alle riflessioni che Giovanni Gozzini svolge in Il PCI nel sistema politico della Repubblica, saggio contenuto in Il PCI nell’Italia repubblicana, 1943-1991, in «Annali», Fondazione Istituto Gramsci, n. 11 (Roma, Carocci, 2001), pp. 103-140.

Sugli episodi del bolognese, oltre la Cronologia a cura della Biblioteca Sala Borsa, esiste un contributo, concentrato sulle sole carte di Prefettura, all’interno del volume a cura di Mauro Maggiorani: Le attese tradite. Materiali sulla persecuzione dei partigiani italiani nel dopoguerra (Bacchilega, 2012, pp. 59-72). Sull’intreccio fra le timori insurrezionali e successi ciclistici c’è invece un romanzo in venticinque puntate scritto di Franco Quercioli, di cui vi consigliamo la lettura dell’estratto sulle giornate del 14-15 luglio (Quando non successe un Quarantotto. Il luglio di Bartali e Togliatti, in «Zapruder», n. 4, maggio-agosto 2004, “Identità in gioco. Sport e società in età contemporanea”, pp. 124-128).

Per chi vuole andare alle fonti, segnaliamo gli estratti delle lettere di Pallante, qui citate in esergo, apparsi nel 2007 su Repubblica. Sulla questione dell’operaio ucciso a Bologna, fra tutti, vedi la cronologia della Fondazione Cipriani, ne tace invece quella a cura della Sala Borsa sopra menzionata.

Il primo tentativo di bilancio sui disordini è quello fatto dal Ministro dell’Interno Mario Scelba al Senato che si trova negli Atti parlamentari del Senato della Repubblica (XXXVII Seduta pomeridiana di venerdì 16 luglio 1948, p. 1011 e sgg.). L’intervento di Togliatti del 10 luglio sul Piano Marshall si può leggere per intero negli Atti parlamentari della Camera dei Deputati (XLIV Seduta antimeridiana di sabato 10 luglio 1948, p. 1093). Come accennato nella puntata, la stampa accolse questo intervento, e soprattutto il breve estratto che abbiamo letto, con toni feroci. Fra tutti è esemplare il commento di Carlo Anderoni, giornalista già trockijsta sul giornale socialdemocratico «L’Umanità», che afferma:

dinanzi […] alla jattanza con la quale il russo Togliatti parla di rivolta, ci limitiamo a esprimere l’augurio, e più che l’augurio la certezza, che se quelle ore tragiche dovessero veramente suonare per il nostro popolo, prima che i comunisti possano consumare per intero il loro tradimento, prima che armate straniere possano giungere sul nostro suolo per conferire ad essi il miserabile potere di quisling al quale aspirano, il governo della Repubblica e la maggioranza degli italiani avranno il coraggio, l’energia e la decisione sufficienti per inchiodare al muro del loro tradimento Togliatti e i suoi complici. E per inchiodarveli non solo metaforicamente.

Bonus track

L’11 maggio scorso, il Ministro della Giustizia Andrea Orlando ha consegnato ai rappresentanti dell’Associazione Enrico Berlinguer il revolver usato da Pallante. Non è dato sapere che reazione abbia avuto Pallante quando l’ha saputo… perché sì, Pallante è vivo, sta per compiere 95 anni e, uscito di carcere nel ‘53, è tornato a vivere in Sicilia. Non sappiamo cosa abbia fatto del suo voto da allora, né con quale spirito vivrà questo settantesimo anniversario.

Jukebox

In questa puntata non potevamo non ascoltare almeno un pezzo de L’attentato a Togliatti scritta da Marino Piazza, che vi abbiamo proposto nella reinterpretazione di Francesco De Gregori e Giovanna Marini dall’album “Il fischio del vapore” del 2002. Abbiamo invece provato a trasportarvi nelle tetre atmosfere della Guerra fredda, benché più recente, con un album che abbiamo scelto per la sua intatta potenza evocativa: “Live in Punkov” (1996) dei CCCP-Fedeli alla linea che raccoglie una serie di performance live degli anni Ottanta. Fra le tante stupende tracce abbiamo scelto quella che dà il titolo alla raccolta, Militanz e Sono come tu mi vuoi.

Le altre incursioni sonore sono state prese dalle testimonianze di Nilde Iotti, che si trovava con Togliatti in quel preciso istante, e Pietro Secchia, punto di riferimento indiscusso di tutti gli ex partigiani che sognano la rivoluzione, entrambi reperibili su YouTube:


Last but not least, parola Ercoli:

(Nella copertina di questa settimana abbiamo riprodotto il telegramma di Stalin al Comitato centrale del Pci e alcuni titoli tratti da «Quaderno dell’attivista», agosto 1948; ringraziamo Enrico per la lettura e i commenti)

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