Appuntamento ricorrente di Vanloon è la lista dei libri per le vacanze: quando abbiamo iniziato abbiamo lanciato lo slogan “leggere e discutere di storia anche durante le feste”. Abbiamo selezionato una serie di letture tra quelle che maggiormente ci sono piaciute in questo 2019 fra quelle di storia, a carattere o ambientazione storica, senza considerare i tanti testi di cui ci siamo occupati durante questa prima parte della stagione.

Approfondimenti

In studio Debs e Frey, ma da casa ci hanno proposto le loro letture anche Olly e Priscilla. Qui la lista dei consigli di lettura della redazione: Olly suggerisce due approfondimenti sul fascismo: Dimitri Deliolanes, Colonnelli: il regime militare greco e la strategia del terrore in Italia, Fandangolibri e Nicola Tonietto, La genesi del neofascismo in Italia, Le Monnier (Quaderni di storia). Priscilla vira invece sul classico, proponendo la nuova edizione de Il Formaggio e i vermi di Carlo Ginzburg, appena uscita con Adelphi.

In occasione del cinquantesimo anniversario della Strage di Piazza Fontana, cui abbiamo dedicato l’intera puntata del 14 dicembre, è importante continuare a raccontare la storia dell’anarchico Giuseppe Pinelli, “suicidato” dalla polizia nei locali della questura di Milano. Al ritratto di questo militante ucciso dalla repressione di Stato ha dedicato il suo ultimo libro Paolo Pasi, Pinelli. Una storia, edito da Elèuthera. Per approfondire vi consigliamo di andare a recuperare anche il numero di novembre di «A. Rivista anarchica» che ha uno speciale intitolato Giuseppe Pinelli, Un uomo, un anarchico.

Oltre all’approfondimento su Pinelli, Frey ricorda il centenario della nascita dello scrittore italiano Primo Levi: la rivista web Doppiozero ha costruito in tutto l’anno un bellissimo speciale, il Dizionario Levi: in puntata vi abbiamo presentato quella dedicata al rapporto con l’antifascismo e la Resistenza di Elisabetta Ruffini. Debs, infine, segnala un romanzo, L’evento di Annie Ernaux pubblicato da L’orma editore e in trasmissione ne ha fatto una bellissima recensione parlando anche della narrazione pubblica dell’aborto, al centro di quest’ultima fatica di Ernaux.

Jukebox

Anche l’ascolto di oggi è marcato 2019, pur trattandosi del riepilogo di una carriera più che trentennale. Da “Best Of Billy Bragg At The BBC 1983 – 2019” ci siamo ascoltati, New England, The power is an union e Waiting for the great leap forward.

(La copertina di questa settimana è presa da qui)

In occasione dell’anniversario della Strage di Piazza Fontana abbiamo intervistato la storica Sara Troglio del Laboratorio Lapsus di Milano e autrice, insieme ad altri, del libro Dopo le bombe (Mimesis, 2019) e lo storico e attivista Toni Senta. Con i nostri ospiti abbiamo analizzato la dimensione pubblica della memoria di Piazza Fontana, l’uso politico che ne viene fatto, le verità e le omissioni sulle responsabilità dell’attentato.

Approfondimenti

Ottime letture per approfondire, ovviamente

  • A.a. V.v., Dopo le bombe. Piazza Fontana e l’uso pubblico della storia, Mimesis 2019
  • Paolo Morando, Prima di Piazza Fontana. La prova generale, Laterza, 2019
  • Enrico Deaglio, La bomba. Cinquant’anni di piazza Fontana, Feltrinelli, 2019
  • Marco Grispigni, Quella sera a Milano era caldo, Manifestolibri, 2016 (v. anche la nostra intervista).

Jukebox

Cut Killer, Assassin de la police, dall’album “187 on a Muthafackin’Cop” colonna sonora del film La haine di Mattieu Kassovitz (1995); Molotov, Gimme tha Power dall’album”Dónde Jugarán Las Niñas?” (1997); Montelupo, La ballata di Pinelli, dall’album “Il canzoniere anarchico” (goodfellas 2014).

(La copertina di questa settimana è presa dall’archivio de «Il giorno»)

Torna la rubrica di Vanloon Musica&Storia, lo spazio in cui indaghiamo il racconto della storia attraverso le canzoni. In questa puntata andiamo a rintracciare questa forma di narrazione attraverso la produzione musicale legata al gruppo dei Franti, una delle realtà più originali della scena punk torinese degli anni Ottanta e probabilmente della musica indipendente italiana.

Il gruppo che vedeva Marinella “Lalli” Ollino alla voce, Stefano Giaccone seconda voce e sax, Massimo D’Ambrosio al basso, Vanni Picciuolo alla chitarra e Marco Ciari alla batteria ha coniugato una particolare ricerca fatta di contaminazioni fra punk, folk, sperimentalismo jazz, unita ad una forte ricerca narrativa e testuale. Il tutto incanalato con una forte consapevolezza del valore politico di quello che stavano facendo: in particolare per la pratica dell’autoproduzione e della scelta del come e dove suonare, rompendo il meccanismo musicista-spettatore senza rinunciare alla qualità del prodotto.

L’esperienza dei Franti si chiude con un ultimo grande disco, Il giardino delle quindici pietre; i suoi componenti hanno proseguito la loro ricerca in altre forme con progetti come Environs, Orsi Lucille, La Banda di Tirofisso, ma anche in percorsi solisti. In questa puntata vi abbiamo proposto alcune fra le tante canzoni che hanno per noi il sapore della storia.

Approfondimenti

Fra i gruppi degli anni Ottanta del punk italiano i Franti sono quelli che hanno conosciuto forse più interesse, probabilmente per il loro profilo originale. Qui di seguito vi proponiamo alcuni spunti per approfondire.

Cani bastardi (a cura di), Perché era lì. Franti-Antistorie da una band non classificata, Edizioni Nautilus, Torino, 2015

Marinella “Lalli” Ollino, Camminavamo e basta, in Livia Satriano, Gli altri Ottanta. Racconti dalla galassia post-punk italiana, Agenzia X, 2014

I materiali dei Franti, di Lalli, di Stefano Giaccone e degli altri progetti nati successivamente sono stati ristampati con un lavoro di grande attenzione e cura dall’etichetta stella*nera. Spulciando poi nell’archivio di «A/Rivista anarchica» potete trovare interviste e articoli dedicati a questa band e alle sue derivazioni di Marco Pandin.

Jukebox

Queste le canzoni che abbiamo ascoltato: Franti, Le loro voci da “Luna nera” (1982); Orsi Lucille, Quel giorno da “II (Due)” (1992); Ishi, Canzone urgente da “Sotto la pioggia” (1994), in una versione successiva interpretata da Stefano Giaccone; Lalli, Mostar da “Tempo di vento” (1998).

(La copertina di questa settimana è presa da Vice.com)

A cinquant’anni dalle lotte dell’Autunno caldo abbiamo intervistato la storica Eloisa Betti sulla parabola della precarietà del lavoro in Italia, dagli anni Sessanta fino ai giorni nostri scoprendo che, nonostante i “trenta gloriosi” e il mito della piena occupazione, ci sono state categorie di lavoratori e lavoratrici escluse dalla stabilità per il cui ottenimento hanno combattuto.

Approfondimenti

Il libro di Eloisa Betti è Precari e precarie. Una storia dell’Italia repubblicana (Carocci 2018). Avevamo già fatto cenno alla precarietà in chiave storica nella puntata della stagione scorsa dedicata alla storia del lavoro libero/non libero. Per un quadro d’insieme vi consigliamo i volumi di Andrea Sangiovanni, Tute blu. La parabola operaia nell’Italia repubblicana (Donzelli 2006), Stefano Musso, Storia del lavoro in Italia: dall’unità a oggi (Marsilio 2015), Marica Tolomelli, L’Italia dei movimenti. Politica e società nella Prima Repubblica (Carocci 2015) e Luciano Gallino, Il lavoro non è una merce. Contro la flessibilità (Laterza 2007).

Jukebox

Per questa puntata ci hanno accompagnato un pezzo di Bruce Springsteen The river dall’album omonimo del 1980 e Siamo stufe, brano scritto dal Movimento Femminista Romano. Questa interpretazione è nel disco “Canti di donne in lotta” del Canzoniere femminista, gruppo musicale del comitato per il salario al lavoro domestico di Padova del 1975. Infine, abbiamo ascoltato una scena famosissima del film di Elio Petri del 1971 La classe operaia va in paradiso.

(La copertina di questa settimana è presa dal sito dell’Aiso – Associazione italiana di storia orale)

Abbiamo intervistato Alejandra Dandan, attivista per i diritti umani e responsabile dei contenuti museografici dell’Esma di Buenos Aires, prima caserma e luogo di tortura durante la dittatura di Videla, ora uno spazio a metà tra centro di memoria e museo. In un intreccio tra la storia, memoria viva e presente fatto di lotte e rivendicazioni.

Approfondimenti

Anche l’apertura dello spazio della memoria dell’Esma non è stato semplice. Prima della sua inaugurazione nel 2004 il governo argentino avrebbe voluto costruire un ambiguo monumento della riconciliazione nazionale. Solo dopo le proteste dei testimoni ancora vivi, delle abuelas de Plaza de Mayo e della gente comune, si è deciso di farlo diventare ciò che è oggi. Sul sito dedicato all’Esma si possono trovare foto e documentazione su passato e presente della caserma. Per un racconto dettagliato della dittatura Argentina:

  • Marcos Novaro, La dittatura argentina (1976-1983), Carocci, 2005
  • Norma Victoria Berti, Donne ai tempi dell’oscurità: voci di detenute politiche nell’Argentina della dittatura militare, SEB 27, 2009
  • Judith Gociol, Hernán Invernizzi, Golpe ai libri: la repressione della cultura durante l’ultima dittatura militare in Argentina (1976-1983), Nova Delphi, 2015

Jukebox

In questa puntata ci ha accompagnato Mercedes Sosa, voce argentina tra le più importanti per l’America latina e per il mondo. Abbiamo ascoltato il classico Cambia, todo cambia e Razòn de vivir.

(La copertina di questa settimana è presa dal sito dell’Esma ed è una foto del giorno dell’inaugurazione del museo il 24 marzo 2004)

Nuto Revelli ha avuto una vita ricca, complessa e drammatica che in tanti modi ha intrecciato la “storia”: dapprima da protagonista come ufficiale degli Alpini durante la campagna di Russia e comandante della Resistenza in Piemonte, successivamente come narratore che nei suoi libri ha dato voce al “mondo dei vinti”.

Approfondimenti

Una storia di vita che rientra perfettamente nella nostra rubrica La piccola x, l’appuntamento periodico che Vanloon dedica alla storia attraverso le biografie. Per andare a recuperare la storia di Nuto Revelli abbiamo chiacchierato con Giuseppe Mendicino, scrittore ed esperto di letteratura di montagna, che ha pubblicato nel 2019 con la casa editrice Priuli&Verlucca Nuto Revelli. Vita, guerre, libri.

Il libro di Giuseppe Mendicino è un ottimo stimolo per riprendere in mano i libri di Revelli: particolarmente interessante, per un programma di storia come il nostro, sono La strada del davai (1962), L’ultimo fronte. Lettere di soldati caduti o dispersi nella seconda guerra mondiale (1971), Il mondo dei vinti. Testimonianze di vita contadina (1977) e L’anello forte. La donna: storie di vita contadina (1985), tutti editi da Einaudi. 

Nel libro che vi abbiamo raccontato emerge anche la grande passione per un altro scrittore che è molto caro a Giuseppe Mendicino ed è strettamente connesso alla vita di Revelli, Mario Rigoni Stern. Qui di seguito alcuni articoli dedicati a questi scrittori di montagna: su Mario Rigoni Stern e sul suo rapporto con Primo Levi.

Giuseppe Mendicino ci ha raccontato, nella parte finale dell’intervista, un episodio molto bello della ricerca di Nuto Revelli e della sua battaglia della memoria.

Per chiudere, alcune recensioni della biografia di Nuto Revelli.

Jukebox

Per accompagnare la puntata abbiamo pescato nella produzione di un autore a noi molto caro, Murubutu, che ha parlato di guerra e di dolore in diverse sue canzoni. Noi abbiamo ascoltato Le stesse pietre da “La bellissima Giulietta e il suo povero padre grafomane” (2013) mentre l’altra traccia è di la Kattiveria, Era un giorno come tanti, da “Dove vola l’avvoltoio” (2006) di cui Murubutu è fondatore e voce.