Lo storico Francesco Filippi ci guida nei meandri della costruzione dell’identità nazionale con il suo nuovo libro, Prima gli italiani (si, ma quali?) edito da Laterza nella collana “Fact checking”

Approfondimenti

La storia della costruzione dell’identità italiana ha una ricca bibliografia ma è anche piena di stereotipi perpetrati nel tempo e rinverditi col passare degli anni.

Il libro di Francesco Filippi mette in fila, in un racconto che attraversa oltre un secolo, invenzoni, battute d’arresto e stratagemmi del fare gli italiani (e le italiane) con un punto fermo: chi ha in mano il potere di costruire la narrazione fa sempre parte della categoria maschio, bianco, adulto, borghese. pubblicamente eterosessuale. Per raccontare questa narrazione Filippi si appoggia ad una corposa bibliografia.

Vale la pena sfogliare un altro libro pubblicato da Laterza nel 2011, Alberto Maria Banti, Sublime madre nostra.La nazione italiana dal Risorgimento al fascismo

juke-box

Ci ha accompagnato per questa puntata “Storia di un impiegato” di Fabrizio De Andrè (1975)

(la copertina di questa settimana è presa da “Giuseppe Garibaldi”, acrilico su tela, 80×80, 2011)

Con la puntata di oggi si conclude il viaggio che Vanloon ha fatto al di là dell’Adriatico in collaborazione con Matteo Pioppi.

Nel percorso che abbiamo fatto nella memoria delle guerre di Jugoslavia abbiamo raccontato storie e personaggi che contraddicessero la rappresentazione, molto ideologica, dei Balcani come terra di nazionalismi e di blocchi etnici, andando a cercare la voce e le vite di chi quei confini nati dalla dissoluzione della Repubblica socialista, ha sempre cercato di oltrepassarli. Per tal motivo abbiamo deciso di dedicare quest’ultima puntata al racconto degli anni Ottanta balcanici e della sua musica, uno dei tanti ponti che hanno continuato ad attraversare blocchi per costruire solidarietà

Approfondimenti

La musica e le culture giovanili nel mondo socialista sono delle tematiche molto interessanti, anche perché ci permettono di ridiscutere anche certe narrazioni sui paesi non capitalisti. Noi ve ne abbiamo dato un assaggio ma molto ci sarebbe da approfondire; qui troverete alcuni spunti.

Su Pagina99we del 2 gennaio 2016 Rodolfo Toè aveva pubblicato un bell’articolo di panoramica sul fenomeno, partendo dagli anni Settanta, Tutta la Jugoslavia suona il rokenrol, in cui citava un saggio seminale purtroppo non disponibile in italiano Shake, Rattle and Roll: Yugoslav Rock Music and the Poetics of Social Critique di Dalibor Misina

La casa editrice Infinito edizioni nel 2019 ha pubblicato un romanzo su questi argomenti Jugo-rock. La vita, la musica e l’amore al tempo della guerra di Arrigo Bernardi.

Alfredo Sasso nel suo programma Kiosk di Radio Beckwith evangelica ha parlato di Jugorock e di novi talas in questa puntata e questa che vi invitiamo ad ascoltare.

Laura invece altri non è che la nostra Laure de Lauris, voce del programma Please kill me in onda la domenica alle 20 su Radio Città Fujiko e che potete ritrovare in podcast a questo link: https://www.mixcloud.com/delauris/; negli scorsi mesi una puntata è stata dedicata proprio al punk in Jugoslavia e al ricordo delle sue esperienze a Lubiana con i Raf punk

Jukebox

Bijelo Dugme, Đurđevdan Je A Ja Nisam S Onom Koju Volim

Idoli, Plastika

Pankrti, Totalna Revolucija

(La copertina di questa settimana è presa da una fotografia del fotografo sloveno Jože Suhadolnik nella raccolta Balkan Pank)

In occasione del Giorno del ricordo, abbiamo fatto una bella chiacchierata con lo storico Piero Purich sulle foibe, Continue reading →