Per il giorno della memoria siamo andati a scovare una storia ancora troppo poco conosciuta, quella dei campi di concentramento fascisti aperti tra il 1940 e il 1944 nel centro sud Italia. In particolare l’Abruzzo risulta essere la regione che ne ha avuti di più (19 su 48). Ne abbiamo parlato con Giuseppe Lorentini.

Approfondimenti

Giuseppe Lorentini è l’autore del libro L’ozio coatto. Storia del campo di concentramento fascista di Casoli (1940-1944) edito da Ombrecorte nel 2019 ma è anche l’ideatore e il curatore del progetto www.campocasoli.org dove sono digitalizzati e dipsonibili i documenti inerenti al campo di concentramento che Lorentini ha trovato nell’archivio di questo comune abruzzese alle falde della Maiella e che può essere considerato un paradigma dei campi di concentramento sparsi sul suolo italiano già dal giugno 1940 in cui sono transitati ebrei stranieri e prigionieri politici, dove non si uccide come nei campi di sterminio, ma che per alcuni sono stati l’anticamera della morte.

A Casoli il 26 gennaio è stata inaugurata una mostra permanente su questo tema.

Alcuni libri importanti sui campi di concentramento in Italia sono:

  • Carlo Spartaco Capogreco, I campi del duce. L’internamento civile nell’Italia fascista (1940-1943), Eunaudi 2004
  • Alessandra Kersevan, Lager italiani. Pulizia etnica e campi di concentramento per civili jugoslavi 1941-1943, Nutrimenti 2004
  • Costantino Di Sante (a cura di), I campi di concentramento in Italia.Dall’internamento alla deportazione (1940-1945), Franco Angeli 2001

Jukebox

Ci ha accompagnato in questa puntata una canzone del cantautore  svedese di origine argentina Jose Gonzalez, “Heartbeats” dall’album omonimo del 2012.

(La copertina di questa settimana è presa da www.campocasoli.org, dettaglio del regolamento del campo di concentramento della Questura di Chieti)

La storia torna a mescolarsi con la letteratura sulle frequenze di Vanloon, per diventare – magari – memoria di uno dei campi di concentramento sul suolo italiano, quello di Renicci d’Anghiari. Continue reading →