Questo tragico 2020 è stato un anno strano ma importante per la letteratura e per la letteratura dell’infanzia e per ragazzi: mentre bambini e adolescenti venivano sistematicamente ignorati dalla società e dai media, veniva celebrato dalle istituzioni l’anno di Gianni Rodari a 100 anni dalla nascita e 40 dalla morte, uno degli scrittori italiani che ha maggiormente dedicato attenzione ai più piccoli. 

In un contesto del genere è stato  significativo che si sia celebrato lo scrittore: si sono letti i suoi testi, si è parlato della sua riflessione pedagogica e si è cercato di collocare questo autore nel pantheon della cultura italiana senza confinarlo ad una sola età. Quello che è mancato secondo noi è stato il racconto di Rodari come un intellettuale inserito in un contesto storico e politico ben preciso e allo stesso tempo come un militante comunista che a parlato a bimbi e bimbe a ha riflettuto sulla pedagogia.

Per entrare in questa dimensione di Rodari abbiamo chiacchierato con Marco Fincardi, storico dell’Università di Venezia e Gianluca Gabrielli, storico e maestro di Bologna.

Approfondimenti

Fra le numerose pubblicazioni di quest’anno vi consigliamo la biografia di Vanessa Roghi, Lezioni di Fantastica. Storia di Gianni Rodari (Laterza) libro che ripercorre in maniera dettagliata il lungo percorso dell’autore. 

Da scoprire è il Cipollino nel paese dei soviet. La fortuna di Gianni Rodari in Urss (e Russia) di Anna Roberti (Lindau) 

Naturalmente, come emerso dall’intervista con Marco Fincardi parlare di Gianni Rodari è un’ottima occasione per conoscere l’esperienza della rivista “Il pioniere”, cui si è lungamente dedicato anche Alfredo Pasquali di Radio Città Fujiko
Qui si trovano le riproduzioni della rivista e del Manuale del pioniere scritto da Rodari e Carlo Pagliarini. Come cornice storiografica vi suggeriamo il libro di Juri Meda, Falce e fumetto. Storia della stampa periodica socialista e comunista per l’infanzia in Italia (1893-1965) Nerbini 2013

Jukebox

Puntata che parla di ragazzi e infanzia, abbiamo scelto di ascoltare i Tre allegri ragazzi morti con Quasi adatti, dall’album “La testa indipendente” (2001), La mia vita senza te dall’album “Nel giardino dei fantasmi” (2012) e Occhi bassi dall’album “Mostri e normali” del 1999

Il 17 ottobre 1961 è una data da collocare nel calendario civile: a sessant’anni dalla Semaine sanglante contro i comunardi, Parigi tornava ad essere teatro di una repressione brutale che avrebbe portato in una sola nottata a qualche centinaio di morti.

I Francesi musulmani d’Algeria, etichetta burocratese per indicare gli algerini cittadini francesi ma non del tutto, erano scesi in strada in un corteo pacifico per chiedere la pace in Algeria, la liberazione dei prigionieri politici e la fine del coprifuoco che era stato loro imposto. Il risultato fu la violenza della polizia che riversò sui manifestanti, le centinaia di cadaveri che nei giorni successivi vennero recuperati dalla Senna e il silenzio attorno a questa strage. Unica traccia la mattina del 18, una scritta sul parapetto dell’Ile Saint Louis: Ici on se noie des algériens, qui si annegano degli algerini

Approfondimenti

La storia della strage del 17 ottobre 1961 è una storia di repressione, paura e razzismo, nel contesto di un complesso processo di liberazione nazionale che è stata la Guerra d’Algeria. In rete si possono trovare tanti articoli in italiano, ma occorre avere un po’ di pratica con il francese per approfondire veramente: come nostro solito noi vi diamo qualche pista. 

Per inquadrare il contesto , Benjamin Stora, La Guerra d’Algeria (Il Mulino 2009) e Andrea Brazzoduro, Soldati senza causa. Memorie della guerra d’Algeria (Laterza 2012) 

La prima opera che parlò del massacro degli algerini è stata quella di Paulette Péju, Ratonnades à Paris oggi edita come Ratonnades à Paris précédé de Les harkis à Paris (La Découverte 2000)

Il merito di aver riscoperto questa storia e di aver individuato le responsabilità istituzionali del prefetto di polizia Maurice Papon va a Jean-Luc Einaudi, autore nel 1991 di La bataille de Paris. 17 octobre 1961, Seuil. 

Un bel podcast di France Culture ci spiega la storia della foto nella nostra immagine di copertina, qui

Chiudiamo con due romanzi Didier Daeninckx, Meurtres pour mémoire e Leila Sebbar, La Seine était rouge, pubblicati in numerose edizioni

Jukebox

Per la puntata abbiamo usato diverse canzoni della rapper di Marsiglia Keny Arkana: Entre les lignes #2: 20.12, Ils ont peur de la liberté, Prière e Faut qu’on s’en sorte

La prima ospite di questa stagione è la giornalista del Corriere della Sera Federica Seneghini che ha scritto un romanzo, Giovinette, le calciatrici che sfidarono il duce (Solferino 2020) in cui racconta la storia vera del primo gruppo calcistico di sole donne, nella Milano degli anni ’30

Approfondimenti

Oltre al libro di Federica Seneghini che contiene all’interno un saggio dello storico Marco Giani, per questa puntata abbiamo preso spunto da

Maria Canella e Sergio Giuntini, Sport e fascismo (Franco Angeli 2009) e un classico della storiografia, Victoria De Grazia, Le donne nel regime fascista (Marsilio 1993) il cui titolo originale è molto meno neutrale di quello italiano, How fascism ruled women.

Jukebox

Per questa puntata abbiamo voluto rendere omaggio alla cantante Elisabeta Imelio, voce e basso prima dei Porzac+ e poi dei Sick Tamburo, scomparsa a febbraio con la canzone Parlami per sempre (2009), continuiamo con l’inconfondibile voce di Erikah Badu con Bag Lady dall’album “Mama’s gun” (2000) e infine i Casino Royale con Milano double standard, dall’album “Reale” (2006)

(La copertina di questa settimana è presa da una foto d’archivio del libro )

Vogliamo cominciare questa nona stagione di Vanloon con un omaggio a Rossana Rossanda, giornalista, scrittrice, politica, intellettuale che ha attraversato il ‘900 e ce lo ha fatto amare.

Approfondimenti

Rossanda Rossanda ha scritto moltissimo, libri saggi, interviste, romanzi. Un libro poco conosciuto che raccoglie alcune conversazioni andate in onda su Radio3 e che attraversa temi a lei cari come femminismo, rivoluzione e resistenza è Le altre, (Bompiani 1979).

Il libro scritto” in presa diretta” sul ’68 si chiama L’anno degli studenti (Di Donato editore 1968)

Le nostre citazioni e spunti sono tratti dalla Rivista “Bologna incontri” numero 7-8 del 1978 e dall’articolo di Ida Dominijanni su “Internazionale” che potete leggere qui

Il libro collettaneo sul ’77 si chiama Millenovecentosettantasette, (Manifestolibri 1997)

Jukebox

Per aprire l’anno in musica abbiamo scelto due canzoni dei Chumbawamba, una hit, Tubthumper (I get Knocked down) dall’album omonimo (1997) e You can che racconta una protesta nel nord dell’Inghilterra nel 1932, dall’album “A singsong and a scrap” (2005)

L’altra canzone è una cover (Sarah Ogan Gunning canta l’originale) della folksinger americana Barbara Dane, I hate the capitalism system dall’album omonimo del 1973

(La copertina di questa settimana è presa dallo speciale su Rossana Rossanda de “Il Manifesto” ma non siamo risalite all’autore/autrice quindi chi sa il nome può scriverlo nei commenti)